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Bordeaux: città bella, sofisticata, colta

Carla Diamanti
2 marzo 2018

 

Mi sono spesso fermata a pensare al sangue che scorre nelle vene di mia figlia. Gocce che arrivano dalla Gallia, da Roma e dall’Africa. Ogni volta mi trovo a riflettere sul contributo più pesante, quello dei suoi antenati, portati nelle colonie francesi d’oltreoceano a bordo di navi negriere. Acquistati e poi rivenduti, uomini e donne colore dell’ebano venivano fatti distendere sul fondo delle imbarcazioni, diviso in tre livelli per poter ospitare più persone. Spazio vitale ridotto al minimo, dignità azzerata. Un orrore frutto di insensibilità, pregiudizi, egoismo e soprattutto di attaccamento al denaro. Molte di quelle navi partirono dal porto di Bordeaux, una città bella, sofisticata, colta. Che non lascia sospettare ma che in qualche modo risuona di quel passato fatto degli stessi miscugli del sangue che ho generato.

I Romani la chiamarono Burdigala, la strapparono ai Galli e fecero crescere quel porto senza immaginare che invece del vino dopo qualche secolo sarebbero partiti esseri umani. L’eco del vecchio porto risuona nelle strade del quartiere chiamato Chartrons. Case basse, come del resto in tutta la città, edifici semplici, diversi da quelli sofisticati del centro città, pure così vicino. Per le vie di Chartrons incontro Chiese e negozi di antiquari, biciclette silenziose, e insegne di ristoranti. La cerniera fra il porto e il centro si affaccia sul fiume e sulla sua lunga e piacevole passeggiata. Da una parte l’eleganza della piazza della Bourse, con il miroir d’eau, lo specchio d’acqua a filo del fiume. Ora è una nuvola di vapore, ora una fontana, ora un laghetto, ora una superficie liquida e ferma che riflette gli edifici splendidamente illuminati quando viene sera. Dall’altra parte il futuro che ha ridisegnato i connotati al passato, almeno nella forma. Protesa con le sue linee sinuose verso la Garonna, ecco la Cité du Vin, che sembra in moto perpetuo. Dentro racconta la storia degli acini del mondo e del nettare che se ne produce. In alto regala una vista spettacolare su un panorama che non ti aspetti e che ti obbliga a dimenticare per un attimo l’armonia, l’eleganza, il piacere. Così torna in mente il porto di oggi, e quello di ieri, il porto delle Antille. A due passi dalle colline vitate e dalle atmosfere incantate dei vigneti di St. Emilion.


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