Leggere insieme

Buonanotte, Gorilla!

Marina Petruzio
16 Marzo 2019

Albo del 1994, pluripremiato, scritto e illustrato da Peggy Rathmann, autrice e illustratrice americana ancora attiva, Buonanotte, Gorilla! mantiene nel tempo tutta la freschezza di quella letteratura col sorriso che fa di un racconto semplice un racconto universalmente valido e oltre ogni tempo, di un gorilla da zoo un monello di tutti i tempi, di una buonanotte una buonanotte che non arriva mai e che, al contrario, si preannuncia decisamente vivace. Un altro albo scovato dall’attenta e costante, precisa ricerca dell’editore LupoGuido.

Bambino o Gorilla? Il dubbio permane a un attento osservatore di qualsiasi età, dall’inizio alla fine dell’albo. Un Gorilla non a caso, quello eletto a personaggio principale da Peggy Rathmann, primate di intelligenza superiore, dalle sembianze così umane da potervisi riconoscere finanche nelle marachelle; oggetti puntualmente disegnati qua e là nei recinti degli animali dello zoo riguardano il gioco quotidiano – ma di un bambino -, la casa, come luogo di appartenenza e permanenza. Così le gabbie con le sbarre colorate: rosse, azzurre e rosa, così simili a tanti lettini della primissima infanzia, a quei cancelletti che confinano in un lì oltre il quale non ci si può muovere e che desta curiosità tali da sollecitarne la fuga…e qui ben di fuga si tratta!

Ma veniamo alla storia. Sin dalla copertina si capisce bene da che parte stare. L’invito è chiaro, che nessuno sveli il furto della chiave così ben riuscito ai danni del guardiano dello zoo. Il Gorilla di Peggy Rathmann, come l’amico più dispettoso, cerca la complicità dei suoi amici – lettori: mostra il maltolto come prova della sua spiritosaggine e del suo coraggio e chiede a tutti di non sghignazzare troppo, non sonoramente almeno! Di non rilevarlo al guardiano che, convinto di averli messi tutti a letto con un cordiale Buonanotte affettuosamente seguito dal nome dell’animale salutato, ora in punta di piedi cerca di uscire di scena, dalla storia e dal libro, diretto dove? E siamo solo alla copertina. Dopo una serie di Buonanotte e punto, buttate lì nel profondo blu di una notte non ancora buissima, dove si percepiscono voci di tutti i tipi e personaggi di ogni grandezza, la prima doppia pagina, coloratissima, ci introduce nella storia. Buonanotte, Gorilla! È il guardiano che passa a salutare gli animali ospiti dello zoo nella sua ronda notturna che lo separa da una sognata notte di riposo e tranquillità.

Gorilla nel suo recinto rosso dotato di banane, triciclo, vecchio copertone su cui dondolarsi, pupazzo scimmiesco, palloncino colorato ben fissato alla sbarra e libro illustrato pare non avere tutto questo sonno e lesto, come qualsiasi monello che ben sa cogliere opportunità impreviste e ghiotte per le sue marachelle, sottrae con la scaltrezza di chi non è certo la prima volta che lo fa, le chiavi al buon custode. Ma restiamo un attimo ancora qui per parlare del maltolto appunto: il mazzo di chiavi. Sonanti come un sonaglino, colorate: a ogni recinto il suo colore e la sua chiave e trattenute da un anello per meglio impugnarle. Gorilla o bambino?

Così, quatto-quatto, Gorilla ha modo di aprire il suo recinto e scendere con le sue fattezze gorillesche, senza far rumore per seguire di nascosto il buon custode e liberare, uno per uno, tutti gli animali con gentilezza salutati per la notte, Armadillo incluso. Ogni recinto il suo colore, a ogni chiave una chiave cromatica per far scattare piano la serratura e poi lasciarla lì, infilata dentro la toppa. Così nella notte sempre più cupa un guardiano assonnato saluta e va’ ignaro di cosa stia succedendo alle sue spalle, ma se la gentilezza semina gentilezza la risposta all’affettuosa buonanotte che la signora moglie del guardiano dedica al suo signor marito prima di spegnere la luce genera una risposta in stereofonia. Qualcosa non va. E prima della luce nella stanza buia di spalancano due occhi pieni di domande. Scoperto l’inganno chi si alzerà allora, nel cuore della notte, per riaccompagnare nella propria stanza e nel proprio letto un furbissimo e scaltro esserino?

Ma non finisce qui. Che i monelli non si arrendono facilmente, e la storia ricorda un po’ quella canzone, quasi una filastrocca, che sin dalle prime note scatenava un ballo di gruppo cosi in voga negli anni ‘60 e che più o meno faceva così: Se prima eravamo in dieci a ballare l’hully gully adesso siamo in nove a ballare…e via così. Chi resterà solo? Gorilla o bambino? Comunque, prego fare attenzione al topo!

 

Testi e illustrazioni di Peggy Rathmann
traduzione LupoGuido
edito LupoGuido
euro 14
età di lettura: dai 3 anni per tutti!

 

 



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