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Byblos, lo spettacolo della storia

Carla Diamanti
19 Settembre 2019

Arrivo a Byblos di sera. Lascio il bagaglio, mi rinfresco il visto e parto verso le pietre. Eccole lì, appoggiate al mare, a fargli da contorno, a guardarlo, sfidarlo, a resistergli da sempre.

È l’imbrunire. Conosco bene quel momento che sembra di calma apparente, di vuoto momentaneo, di intervallo fra la luce assoluta del giorno e l’arcobaleno dei colori della notte. I visitatori sono andati via, tornati verso Beirut o rintanati negli alberghi per prepararsi alla cena. Il popolo della notte non è ancora arrivato e Byblos è silenziosa, sola e incantevole. C’è una terrazza, proprio sulla salita che dal piccolo porto sale verso la chiesa. È il punto più bello per contemplare le sfumature di rosso che virano al viola mentre il sole scende verso l’orizzonte. Oltre le barche che riposano all’ancora, oltre i tavoli che si preparano per la cena, oltre i fiori, le candele, gli strumenti per la musica che addolcirà la notte. Nessuno intorno. Le botteghe che hanno occupato gli spazi lasciati liberi dalla storia accendono le luci. Nelle cucine si preparano i banchetti del mezze, l’infinito antipasto che in Libano è un rito multiforme che sa di menta, di timo, che è un arcobaleno che incanta gli occhi prima di conquistare il palato.

Byblos è sospesa, quasi assente eppure bellissima.

Quando la notte sarà consumata, i banchetti svuotati, la musica spenta tornerà il silenzio. Poche ore di buio prima di ricominciare. Questa volta al passo dei Fenici e della loro storia, raccontata dalle colonne e dalle pietre che disegnano l’antica città dove le barche avevano due porti per salpare con qualunque vento, dove gli approdi non erano mai casuali ma frutto di un calcolo preciso, dove l’uomo ha sperimentato abitazioni tonde, poi quadrate, poi strutturate in un contesto urbano più ampio. Dove l’arte ha fatto i suoi primi tentativi, dove i tessuti erano tinti di un colore porpora unico e inimitabile, dove il Mediterraneo era una promessa, una scommessa e una vittoria. Dove simboli incisi su una pietra sono diventati comunicazione, dove il potere era grande. Tanto da suscitare invidie, rivalità, soprusi e sconfitte.

Eccola Byblos. Sembra stare nel palmo della mano proprio come una perla preziosa da contemplare con ogni luce, per non perderne nessuna sfumatura.



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