Cinema

Cannes 2013: trionfano “La vie d’Adele” e “L’immagine mancante”

Giorgio Raulli
27 Maggio 2013


Anche quest’anno siamo giunti alla fine di una delle manifestazioni cinematografiche più importanti: alle ore 19:15 di domenica è iniziata la cerimonia di chiusura della 66ª edizione del Festival di Cannes, con le premiazioni al miglior cortometraggio “Safe” di Moon Byoung-gon e a “Ilo Ilo” (di Anthony Chen), che si è guadagnato la Caméra d’Or.
Subito dopo sono entrati nella sala del Grand Théâtre Lumière i componenti della giuria dei lungometraggi i concorso: gli attori Daniel Auteuil, Vidya Balan, Nicole Kidman, Christoph Waltz e i registi Naomi Kawase, Cristian Mungiu, Lynne Ramsay, Ang Lee, Steven Spielberg (presidente di giuria); le prime Palme sono state assegnate al miglior attore Bruce Dern per “Nebraska” (di Alexander Payne) e alla migliore attrice Berenice Bejo, protagonista della travagliata lovestory di “The Past” di Asghar Farhadi. La Palma per la miglior sceneggiatura è andata a Jia Zhangke per la pellicola cinese “Tian Zhu Ding” (tradotto con il titolo internazionale “A Touch Of Sin”) sul lato negativo della grande crescita economica cinese; “Soshite Chichi Ni Naru” (“Tale padre, tale figlio” in italiano) è invece valso a Hirokazu Koreeda il Premio della giuria.

Quasi in dirittura d’arrivo, sono stati consegnati il Premio alla regia al messicano Amat Escalante per la storia di “Heli”, il giovane alla ricerca di suo padre scomparso, e il Grand Prix ai fratelli Coen per la loro rappresentazione della vita del musicista Dave van Ronk in “Inside Llewyn Davies”. Alla fine della premiazione, Uma Thurman ha consegnato la Palma d’Oro al miglior film in concorso quest’anno al regista tunisino Abdellatif Kechiche per “La Vie d’Adele”, il racconto della presa di consapevolezza della quindicenne Adele di essere omosessuale.

Tra venerdì e sabato si sono svolte invece le premiazioni per le sezioni parallele; “Salvo” ha portato in Italia ben due premi nella “Semaine de la Critique”, il Nespresso Grand Prize e il France 4 Discovery Award (premio da investire in un nuovo progetto). È la pellicola d’esordio di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, e racconta la strana esperienza di un killer della mafia (Saleh Bakri) che, durante un omicidio, provoca miracolosamente la riacquisizione della vista alla sorella di una delle sue vittime (Sara Serraiocco), un avvenimento straordinario che inevitabilmente cambierà la vita dei protagonisti. “Salvo” sarà prossimamente distribuito dalla Lucky Red. Per la sezione “Quinzaine des Réalisateurs” ha sbancato il francese “Les Garçons et Guillaume, à table!” di Guillaume Gallienne, vincendo l’”Art Cinema Award” e il relativo “Société des Auteurs et Compositeurs Dramatiques”.

Il regista danese Thomas Vinterberg ha invece presieduto la giuria per la sezione “Un Certain Reguard”, facendosi quindi portavoce della cerimonia di premiazione: a vincere è stato “L’immagine mancante” di Rithy Panh, il film cambogiano sul regime dei Khmer Rossi in Cambogia, tra attente ricostruzioni e suggestive immagini accompagnate spesso da brevi filmati di repertorio; il Premio della Giuria è andato a “Omar” (di Hany Abu-assad), mentre quello alla regia è stato consegnato ad Alain Guirodie per “The Stranger of the Lake”, storia di una comunità di nudisti omosessuali che viene sconvolta da un omicidio. Un Certain Talent Prize è andato invece al giovane cast del film messicano “La Jaula de Oro” (di Diego Quemata-Diez), i ragazzi che, oltrepassato il confine tra Messico e Stati Uniti, si trovano di fronte alle difficoltà di una vita clandestina.

Un plauso va ai grandi esclusi di questa edizione che è stata in ogni caso d’alto livello, con autori veterani della kermesse ma anche con giovani talenti dietro e davanti la macchina da presa in tutte le sezione del Festival; film acclamati da critica e anche dal pubblico, sebbene non tutti abbiano visto il buio delle sale. L’appuntamento è per l’anno prossimo sul bellissimo litorale della Costa Azzurra.

Giorgio Raulli