Arte

Capolavori rubati: un libro sui più pazzeschi furti della storia dell’arte

Elisa Monetti
14 Settembre 2019

In un libro ricco d’intrecci il critico d’arte Luca Nannipieri raccoglie le storie avventurose e torbide che, dall’inizio dei tempi, rappresentano l’altro volto del mondo dell’arte, quello della cupidigia, del furto, dell’illegalità.

“Capolavori rubati”, edito da Skira, raccoglie le storie di sedici capolavori protagonisti di altrettanti casi di criminalità, orientando la dissertazione, sul finale, verso alcuni casi di illeciti storici e piuttosto controversi.

Da sempre intorno al mondo dell’arte si combatte una lotta a suon di reati e appropriazioni fraudolente, lotta che manda in crisi il popolare credo per cui la bellezza salverà il mondo – sembrerebbe, piuttosto, in questi casi, diventarne motivo di rovina. Questo libro è un’occasione innanzitutto di conoscenza, ma anche di riflessione: perché tanto impegno criminoso “solo” per qualche statua, magari nemmeno così ben confermata? Ebbene, la risposta a tale domanda sta nel significato che l’uomo ha culturalmente dato all’opera d’arte: essa, oltre che manifestazione di bellezza, rappresenta un simbolo il cui significato si è modificato nel corso delle epoche pur rimanendo qualcosa di prezioso e, pertanto, tanto desiderabile quanto pericoloso.

Un’altra riflessione soggiace poi alle storie di “Capolavori rubati”: quali le conseguenze di questa costellazione di atti criminosi? Dare un’unica risposta è in questo caso impossibile; al contrario occorre ribadire l’unicità di tali avvenimenti e dei loro vari epiloghi: dai quelli più drammatici, come la rapina ancora irrisolta di preziosissime opere olandesi dall’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, che ad oggi ancora ne espone le cornici vuote a tragica memoria dell’evento, al fortuito caso della Gioconda, che deve tanta della sua popolarità proprio ad un furto; per passare poi a quegli interrogativi etici che ancora rimbombano nelle pagine dei manuali di storia dell’arte, fino all’inaspettato trafugamento di un’opera d’arte “minore”, la Saliera di Benvenuto Cellini, rubata con banale semplicità, ma oggi recuperata e messa al riparo grazie a rinnovate misure di sicurezza.

Si tende spesso ad ignorare il minuzioso impegno dei legionari di Roma nel depredare l’Antica Grecia dei suoi più preziosi capolavori, ma è proprio da tali mirabili esempi “a portata di mano” che è nata l’arte romana. O, ancora, vale la pena di chiedersi come mai il secondo museo per importanza della storia egizia si trovi a Torino, dove gli antichi Egizi certo non misero piede. Per non parlare poi del Louvre, le cui sale traboccano di opere straordinarie, non sempre precisamente francesi di nascita o di legale importazione.

“Capolavori rubati” narra di storie avventurose, misteriose e oscure, capaci tuttavia, nella loro illegalità, di dimostrare il valore che arte e cultura rappresentano per l’uomo di tutti i tempi. Onesto o ladro che sia.

 

Capolavori rubati, Luca Nannipieri, Skira, pp. 173



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