Leggere insieme

Cara zia Agatha

Marina Petruzio
14 Luglio 2019

Cara zia Agatha è titolo e inizio dell’albo, affascinante e visionario, di Beatriz Martin Vidal pubblicato da Orecchio Acerbo, una lunga lettera, per bene, da buona nipote a zia assente per un viaggio, in quel perfetto stile che tanto si addice a una ragazza di epoca vittoriana.

Zia Agatha è in viaggio, non si specifica se lungo o corto o dove, comunque assente da quella ricca magione con le finestre a riquadri dagli infissi in legno dipinto di bianco, gli ampi saloni, le scale in marmo, i ricchi tessuti dai colori vellutati – rosso rubino, blu profondi, rosa dai cipria ai salmone (come i risguardi e l’ultima di copertina) – la biblioteca, la serra, le pagode in giardino. Qui lascia affidate alle cure di chi non si vede mai, tre fanciulle – Louise, Emma e Alice – di età differente, alle quali la lega rapporto di stretta parentela. Le raccomandazioni alla partenza, non priva di una certa qual dose d’ansia, si leggono nella lunga lettera che Louise, la più grande delle tre, inizia a scriverle per raccontarle: delle loro giornate e della casa, del giardino, della serra di cui si prendono quotidiana cura, e per rasserenarla in attesa paziente del suo ritorno, dei meravigliosi racconti su luoghi e persone affascinanti incontrate. Tutto sembra svolgersi come da copione, in perfetta sintonia tra luogo e persone: nulla potrebbe far pensare a zia Agatha che qualcosa possa essere fuori posto, non essere andato proprio canonicamente parlando, così come morale e ceto sociale vorrebbero. Le ragazze stanno bene, la piccola Alice ha superato un attacco allergico primaverile; Emma studia con diligenza e successo, per distrarla dalle sue letture fanno lunghe passeggiate quotidiane insieme. Qualche problema alla serra e alla fontana del giardino le ha tenute impegnate e spaventate, ma tutto sembra essersi risolto nel migliore dei modi. Come spesso accade, molto rumore per nulla. Louise scrive seduta al tavolino da scrittura e intanto che la penna scorre sembra di sentire la sua voce fuori campo raccontare, mentre le immagini si impongono in primo piano. Su quel Qui, tutto bene un altro scenario si apre. Il periodo si presta a racconti e accadimenti fuori dall’ordinario.

Così, come per chissà quale artificio, da quella realtà in bianco e nero si è risucchiati dalle illustrazioni, veri e propri dipinti impressionisti di chi col pennello ci sa decisamente fare: è lì che si dipanano giorni che hanno ben poco a che fare con le parole misurate della bella Louise, lì che il pennello riempie l’aria di mistero e si alza come uno strano vento…ma è tutto sotto controllo. Lo starnuto fiorito di Alice, così potente da farla rimbalzare indietro: non un semplice starnuto da raffreddore da fieno, no, un’eruzione di fiori, foglie, petali…certo, si trattava di febbre primaverile e come tale andava innaffiata d’acqua, da tanta acqua. Come Alice non affogò in tutto quell’innaffiare non è dato sapere, ma nei suoi capelli lunghi e biondi rimasero impigliati per sempre qui e là qualche petalo, qualche colorita corolla ma sono certa che la nuova acconciatura di Alice Vi piacerà. Certo Emma studia nella bella e imponente biblioteca su preziosi e pesanti tomi, qualcosa che ha a che vedere con la botanica e la levitazione forse perché è più comoda di una scala per accedere agli scaffali più alti o forse perché è pratica durante le passeggiate. La serra invasa dalle dorate arpie in elmo piumato e cinquecentesche lattughe deve avere dell’ordinario e la disinfestazione somigliare vieppiù a una battuta di caccia grossa, magri alle streghe, con affondi e mazzate che hanno ben  poco del perbene vittoriano. Certo non abbiamo saputo gestire la situazione. E non pare essere neppure troppo rilevante che dopo la quisquilia con la fontana il tè delle cinque in quell’angolo di giardino cintato da un basso muretto ornato di vasi da fiore, là dove gli alberi si incontrano a creare una piacevole ombra e riparo, sia condiviso con quell’eccentrico e simpaticissimo Mister Herdford, un qualcosa di molto simile a una balena, di cui Alice è assolutamente innamorata. Quindi, per riassumere, tutto sta andando nel migliore dei modi. Letteratura col sorriso.

L’incredibile vita nella grande casa della cara zia Agatha è racchiusa in due illustrazioni, a matita, che aprono e chiudono l’albo. Louise al tavolo da scrittura intenta a cominciare la lettera per la zia e, in ultima pagina, la zia che fa ritorno a casa – il cappello in feltro nero piumato che racconta di un’epoca che si sta aprendo e la mano alzata in segno di saluto mentre Alice le corre incontro. La parte misteriosa dell’albo è data dal fatto che Louise e la zia sono, con la casa, gli unici elementi che riportano all’epoca, assolutamente non casuale, dove il racconto si svolge. Louise, pettinatura elaborata e tipica del periodo in abito nero e camiciola bianca, la zia per quel che ne sappiamo in nero. In bianco, salvo il contrasto vittoriano, come si addice alle bambine, Alice con un abito troppo corto e troppo moderno e Emma che addirittura sfoggia in anticipo e in antitesi coi tempi un bob cut che racconta di modernità e indipendenza, ammesso non senza ritrosie solo qualche decennio dopo. Il racconto si fa fantastico e Louise, la dolce Louise, nella serra a caccia di arpie indossa un paio di occhiali dal sapore steampunk così come l’immersione nella fontana con tanto di Smoke helmet ultimo periodo, in perfetta sincronia cromatica con il monocolo di Mister Herdford, riporta la mente altrove, in un gioco tra immagine e immaginato dove i libri, e le storie in essi raccontate, paiono posti al centro. La mano della zia, nel moderato cenno, in fondo sembra salutare solo la dolce Louise.

 

 

Cara zia Agatha
scritto e illustrato da Beatriz Martin Vidal
edito orecchio acerbo
€16
età di lettura dai 10 anni



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