Musica

Carlo mi colma il cor d’una tristezza amara: l’opera verdiana inizia quest’anno la stagione lirica piacentina

staff
29 ottobre 2012

La sensazione che si ha entrando nel teatro lirico di Piacenza è di un luogo estremamente accogliente. Non eccessivamente grande ma elegante e curato. Quest’anno la Fondazione Teatri di Piacenza di appresta a celebrare in grande stile il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, iniziando la stagione lirica con Don Carlo. Un ricordo più che doveroso per il maestro legato, come è noto, alla terra piacentina sia per vincoli parentali che per la dimora di Sant’Agata di Villanova. Il cartellone della Stagione lirica 2012-2013  gli concede dunque un posto d’onore con ben cinque opere in programma. In scena al Municipale saranno due dei drammi più complessi della sua produzione Don Carlo e Otello, nonché l’amata e nota “trilogia popolare”: Rigoletto – Trovatore – Traviata.
Don Carlo viene realizzato nella versione in cinque atti, che Verdi realizzò nel 1886 per Modena e che, spiega il direttore d’orchestra Fabrizio Venturaè la versione più eseguibile e più efficace dal punto di vista drammaturgico”.
Questa versione inoltre, spiega il regista Joseph Franconi Lee. “deve molto alla regia che dell’opera fece Luchino Visconti in un allestimento che ho avuto la fortuna di riprendere per la prima volta dopo la morte del regista, per il Teatro dell’Opera di Roma, iniziando un’avventura e un rapporto con questo titolo e con quello spettacolo che dura ormai da ventisette anni, e che mi ha portato nei teatri di tutto il mondo”.
Don Carlo più che opera tragica è un’opera storica che ritrae sostanzialmente tre tematiche: il contrasto genitore/figlio che si rivela tramite il duro scontro fra Filippo II di Spagna, il padre, e Don Carlo sul piano intimo e politico; il contrasto fra due concezioni politiche diverse, sintetizzato dal confronto fra il Marchese di Posa, propenso ad una politica liberale fondata sulle autonomie, e Filippo II incarnazione della monarchia assoluta; il conflitto tra Stato e Chiesa, rappresentato dalla lotta persa in partenza di Filippo II, che non riuscirà ad imporsi al potere temporale della Chiesa, con il Grande Inquisitore.
Risulta quindi uno spettacolo molto intenso dal punto di vista dell’intrigo storico e della musica che lo accompagna, definita dai contemporanei la melodia “infinita”, sconfinata come l’amicizia che esalta. Lo scopo di Verdi è infatti quello di produrre melodie meno quadrate rispetto a quelle già troppo conosciute e segnate da una regolarità esasperante.

La potenza della scenografia ha reso piacevole anche l’interpretazione dei cantanti non eccelsi, applauditi comunque dal pubblico piacentino, eccenzion fatta per qualche “buu” proveniente dal loggione. Il cast comprende i due tenori Mario Malagnini e Sergio Escobar che si alternano nel ruolo di Carlo, il basso Giacomo Prestia (Filippo II), il baritono Simone Piazzola (Rodrigo), il basso Luciano Montanaro (Grande Inquisitore), il soprano Cellia Costea (Elisabetta), il mezzosoprano Alla Pozniak (Principessa d’Eboli), Fabrizio Ventura dirige l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna; il Coro Amadeus – Fondazione Teatro Comunale di Modena è guidato da Stefano Colò.

Marcella Di Garbo


Potrebbe interessarti anche