Leggere insieme

Caro Giraffa, Caro Pinguino

Marina Petruzio
26 Ottobre 2019

Bocche difficili da tener chiuse, guance rigonfie di sommesse risatine, gorgoglii, sorrisi sempre più larghi e infine, dopo tanto tenere, grasse risate. Così finisce “Caro Giraffa, Caro Pinguino” di Megumi Iwasa, con le illustrazioni di Jun Takabatake, ultimo libro illustrato col sorriso da LupoGuido.

Gli epistolari tra animali, anche i più diversi, alla letteratura per l’infanzia non sono certo nuovi; tra il filosofico e il poetico mancava il surreale giocoso del duo Megumi-Takabatake (già di per sè un divertente sciogli lingua!). In copertina ci si presentano una giraffa a pois che appare all’improvviso dal dorso del libro, pare voler fare cucù al Pinguino, superarlo in corsa, passargli avanti per richiamare la sua attenzione su ciò che tiene in bocca: una lettera. Dal canto suo, Pinguino, con passo lungo e quell’espressione teneramente tonta, procede gongolante. Inoltrandosi tra le pagine balza subito agli occhi il fatto che Giraffa sia in realtà un giraffo. Che viva nella savana africana non sollecita alcuna fantasia – neppure a lui perché è terribilmente annoiato e non lo nasconde è un dato di fatto; ma il fatto che condivida le sue giornate, all’inizio per poco ma poi per moltissimo tempo, con un pellicano che si improvvisa postino – che fu annoiato anche lui sino all’attimo prima di incontrare Giraffa – questo sì fa raddrizzar le antenne: ché una giraffa e un pellicano già vivono in luoghi ben distinti e un pellicano nella savana non si è proprio mai visto! Ma questa è solo una delle bizzarrie del libro: il mondo ha una linea di orizzonte ma la sua geografia è, per così dire, stravagante e la condivisione degli spazi pare non riguardare latitudini e longitudini.

Giraffa oltre a essere giraffo è anche a pois e terribilmente solo, così come profondamente annoiato, perché laggiù dove vive lui ogni giorno è uguale, sempre bel tempo: sempre un magnifico cielo azzurro, qualche nuvola come bignè alla crema e mai nulla di diverso, ché lo diceva anche Gilles Clément, e lui sì che se ne intende di cieli e di nubi!, che le nubi sono il teatro del cielo, senza giornate uggiose anche il cielo più bello verrebbe a noia. In quella giornata uguale a tante altre è proprio Pellicano a creare un diversivo creativo e improvvisarsi postino. Scrivere una lettera e inviarla a qualcuno al di là della linea dell’orizzonte diventa lo scopo della giornata di Giraffa. Ma nulla di quello che succede lì, tra le pagine, sarà per un solo giorno.

Giraffa scrive, Pellicano è pronto: la missiva sarà consegnata e il viaggio di ritorno avverrà solo con una missiva di risposta nel becco. Ma a chi consegnerà Pellicano la lettera? L’ordine è al primo animale che incontra superato l’orizzonte.

L’oltre la linea dell’orizzonte è un po’ oltre rispetto a quel che si vede, il viaggio è lungo, ma una volta arrivati a Capo delle Balene il pesce è squisito, inganna l’attesa alla perfezione e soprattutto l’organizzazione è straordinaria. Foca attende, prende le missive che arrivano e in men che non si dica le consegna: pare recentemente abbia vinto anche un premio per la sua velocità. L’unico Tal dei Tali – a volte succede di scordare il nome di uno sconosciuto – che riceve posta di tanto in tanto è Pinguino. Pinguino è lì per studiare, nell’Isola dei Pinguini non ci sono scuole e lui così è andato all’estero, dall’esimio maestro Balena. Carica onoraria diritto di anzianità. Quel che succede a questo punto è noto a tutti, non c’è neppure bisogno di star lì a indovinare: Pellicano non avrà più tempo per annoiarsi e al di qua e al di là della linea dell’orizzonte, una Giraffa e un Pinguino resteranno in attesa delle missive l’un dell’altro. Ma chiaro è che a forza di scriversi vien anche voglia di sapere come è fatto l’altro, ché un Pinguino nella savana non si è mai visto e una Giraffa nel Mare delle Balene ancor meno.

Il gioco che comincia è quello che apre le porte a un immaginario dadaista che vede becchi, colli, righe, pois, ali, zampe, corpi informi convivere in modo sparso ma non casuale nella stessa forma. Come è fatto l’altro che sta dall’altra parte? Somiglierà a qualcosa che si conosce? Chiedere indizi ed attendere tracce diventa così il cuore della corrispondenza. Cercare di mettere assieme i pezzi richiederà tempo e una quantità di fantasia non indifferente: il risultato finale sarà a dir poco esilarante. Certo non tutto andrà come ci si sarebbe immaginati, ma dietro le piccole delusioni può sempre nascere una sonora risata!

Sebbene il testo sia spiritoso sarebbe sicuramente monco senza le ironiche, spietate, divertenti, espressive illustrazioni, tracciate da mano sicura in una linea sola in inchiostro nero. Letteratura col sorriso per stare insieme.

 

 

Caro Giraffa, Caro Pinguino
di Megumi Iwasa
con le illustrazioni di Jun Takabatake
traduzione Laura Testaverde
edito LupoGuido
€14
età di lettura per tutti

 



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