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Ciao, Uniqlo! 10 cose da sapere sul brand low cost in arrivo a Milano

Martina D'Amelio
3 Giugno 2019

Dopo mesi di rumors, Uniqlo aprirà ufficialmente a Milano. Ma di che si tratta? Ecco tutto quello che c’è da sapere sul brand giapponese di abbigliamento low cost in arrivo in Italia.

1- La data. Finalmente c’è una data. Uniqlo aprirà i battenti venerdì 13 settembre 2019. Il nuovo punto vendita, che segna l’arrivo in Italia, sarà situato in piazza Cordusio 2, a pochi passi da piazza Duomo.

2- Lo shop. Lo store si estenderà su una superficie di circa 1.500 metri quadrati, divisi su tre piani (seminterrato, piano terra e primo piano) e accoglierà tutte le collezioni del marchio, uomo, donna, bambino e neonato, oltre alle capsule collection.

3- L’e-commerce. L’imminente sbarco di Uniqlo in Italia è stato anticipato con il lancio dello shop online dedicato esclusivamente ai clienti della Penisola. Un e-commerce che parla la nostra lingua, con un servizio pre e post vendita mirato e consegne facilitate per chi abita in Italia: una mossa volta a fidelizzare i clienti del territorio, prima dello sbarco.

4- Italia-Giappone. L’Italia è il decimo mercato europeo in cui Uniqlo è presente e il 23esimo nel mondo. “Siamo onorati e fieri di aprire il nostro primo store italiano a Milano. Abbiamo da sempre una grande e sincera stima degli italiani e della loro eredità culturale. Ci sono molte similitudini tra l’Italia e il Giappone: dall’importanza della bellezza e della qualità della vita all’apprezzare istintivamente il design e l’innovazione. Ci auguriamo che i nostri prodotti vengano accolti con calore dalla raffinata popolazione milanese, così come dai molti turisti, italiani e non, che visitano Milano durante tutto l’anno” ha dichiarato in una nota Kohsuke Kobayashi, ceo di Uniqlo Italia.

5- Da dove arriva Uniqlo. Fondato in Giappone nel 1984, Il marchio fa capo a Fast Retailing, una holding giapponese leader a livello mondiale nel campo del commercio al dettaglio, insieme a GU, Theory, Helmut Lang, PLST (Plus T), Comptoir des Cotonniers, Princesse tam.tam e J Brand. Fast Retailing è una delle più grandi compagnie di distribuzione di vestiti al mondo e Uniqlo è il rivenditore di punta in Giappone. Guidata e fondata da Tadashi Yanai, l’azienda ha chiuso l’anno fiscale 2018 con un ricavo pari a 19,17 miliardi di dollari americani.

6- Cosa compreremo. Progettati per stare al passo coi tempi e resistere nel tempo, i capi Uniqlo sono famosi per il loro estremo minimalismo. La semplicità e il design sono i loro punti di forza: una volta varcata la sua soglia, punteremo su camicie, t-shirt, felpe, chinos, piumini, girocolli, denim, biancheria traspirante. Rigorosamente a tinta unita e in tessuti wearable, da mixare liberamente per creare un look basico ma curato. Uniqlo poi è famoso anche per le proprie capsule collection firmate a 4 mani con i big della moda, dell’arte e del cinema: basti pensare alle collezioni di successo con Jil Sander, Alexander Wang, JW Anderson, Ines de la Fressange.

7- La filosofia LifeWear. Il LifeWear è la filosofia – unica nel suo genere – che guida il brand nel produrre i propri vestiti: un design ragionato, abbinato alle tecniche di produzione più innovative. Questo credo si ispira ai valori giapponesi di semplicità, qualità e durata. Il risultato? Prodotti moda accessibili ma di alto livello, che si adattano facilmente al “lifestyle” di ognuno, a tutte le età e a ogni condizione sociale. “Il LifeWear altro non è che l’impegno di Uniqlo nel produrre degli indumenti che soddisfino al meglio i bisogni di ognuno” dichiarano. Uno stile di vita, più che un brand?

Alcuni look della collezione FW19/20 di Uniqlo

8- Unico. Questo il significato del termine “Uniqlo”: un abbigliamento “unico”, che corrisponde all’offerta di un design senza limiti di tempo, a un prezzo contemporaneo. A differenza degli altri marchi low cost come Zara e H&M, il colosso giapponese non insegue le tendenze, ma punta piuttosto a offrire prodotti durevoli aldilà delle mode del momento. Un’idea che sta alla base del marchio: basti pensare che il suo fondatore, Tadashi Yanai, iniziò la sua carriera con la Unique Clothing Warehouse, focalizzandosi sin da subito su abiti casual a prezzi abbordabili. Il primo nucleo di quella che di lì a qualche anno sarebbe diventato un colosso, rendendo egli stesso a oggi l’uomo più ricco del Giappone.

9- Sostenibilità. Non solo low cost: Uniqlo si impegna anche nella moda sostenibile, supervisionando l’intero processo di creazione dei capi, dal reperimento delle materie prime alla pianificazione della produzione, dallo sviluppo del design alla fabbricazione, passando per la distribuzione, la vendita al dettaglio e la gestione dell’inventario. Sin dal lancio del primo indumento in pile, nel 1998, il marchio ha puntato su prodotti realizzati con materiali innovativi: dagli Heattech agli AIRism, dai piumini ultra leggeri ai jeans iper elasticizzati. Uniqlo è dedita anche il riciclo: raccoglie infatti i vestiti seminuovi che i clienti riconsegnano nei negozi col fine di dare loro una seconda vita. Grazie alla partnership con l’UNHCR (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), questi prodotti vengono poi regalati agli sfollati di tutto il mondo. In questo modo, il gruppo Fast Retailing ha donato finora più di 30 milioni di capi d’abbigliamento in 65 diverse nazioni e regioni.

10- Dove andrà Uniqlo. Il primo paese in cui approdò fu il Regno Unito, dove nel 2001 venne aperto il primo negozio. Oggi questa realtà possiede più di 2.000 negozi in 22 Paesi, Giappone incluso. Gli altri mercati? Australia, Belgio, Canada, Cina, Danimarca, Francia, Germania, Hong Kong, Indonesia, Malesia, Olanda, Filippine, Russia, Singapore, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Taiwan, Thailandia, Regno Unito e Stati Uniti. Inoltre, nel 2010 Uniqlo ha fondato un’impresa sociale in Bangladesh, assieme a Grameen Bank: oggi ci sono molti negozi Grameen-UNIQLO a Dhaka. Nell’autunno 2019, oltre allo sbarco in Italia, è previsto anche l’arrivo in India e Vietnam.

 



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