Green

Città Car-free: solo se sono green

Marco Pupeschi
30 settembre 2016

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Car-free, è questa la nuova parola d’ordine per molte città europee. Helsinki potrebbe diventare car-free dal 2024, Amburgo rinuncerà all’auto entro vent’anni e Oslo, addirittura, intende chiudere il centro cittadino alle auto a partire dal 2019.

Tuttavia liberare le città dalle auto non è sempre sinonimo di benessere collettivo o di migliore qualità dell’aria. Ne sa qualcosa Venezia, città car-free per eccellenza, per cui la maggior fonte di inquinamento deriva per la quasi totalità dalle navi. Le grandi navi da crociera ancora oscurano il Canale della Giudecca: queste gigantesche città galleggianti, inquinano come 14.000 automobili, secondo il dato recente della Procura di Venezia. A questo si devono aggiungere 210 mila litri di acque reflue e un milione di litri di acque grigie a settimana.

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Ma per fortuna non è sempre così. A Pontevedra, in Spagna, comune di 83 mila abitanti, le auto sono state vietate ormai da quindici anni. Parcheggi e marciapiedi sono un ricordo, sostituiti da piste ciclabili e spazi verdi. Stessa cosa a Vauban in Germania dove le auto sono bandite dal 2006. Esigenze green e sviluppo del territorio convivono anche sull’isola di Krapanji in Croazia, sulla costa dalmata, dove le auto sono bandite, e questo nonostante la florida industria del turismo e delle spugne per cosmesi.

E in Italia? Chamois in Valle d’Aosta è raggiungibile solo in funivia per preservare le caratteristiche del territorio e non è un caso se viene comunmente definita la “perla delle Alpi”. In Lombardia a Monte Isola, isola nel Lago di Iseo, ci si può muovere solo a piedi, in bicicletta o in autobus. In Italia i progetti Car-free sono efficaci se – e solo se – c’è una corretta pianificazione unita al rispetto del territorio.


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