Musica

Claudio Coviello, giovani talenti crescono

staff
2 marzo 2013

Prosegue il nostro appuntamento periodico con i protagonisti del balletto. Incontriamo oggi Claudio Coviello:  nato a Potenza nel 1991, studia e si diploma alla Scuola del Teatro dell’Opera di Roma. Nel 2010 entra a far parte del corpo di ballo del Teatro alla Scala, l’anno successivo vince il premio “Danza & Danza” come miglior artista emergente e dal 2012, a soli 21 anni, viene nominato ballerino solista.

Come è nata la passione per la danza?
All’età di 5 anni, durante le vacanze estive mi cimentavo nei balli di gruppo… qui ho conosciuto la danza che da gioco si è trasformata in una vera passione. Così ho scelto di studiare presso la Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, dove è iniziato quel percorso che mi ha portato al Teatro alla Scala e, grazie alle nostre tournèe, anche a ballare nei grandi teatri del mondo.

Che cosa significa per te la danza?
La danza è disciplina, uno  stile di vita, la mia più grande passione.

Che cosa significa essere ballerino solista al Teatro alla Scala a soli 21 anni?
Essere un ballerino solista del Teatro alla Scala alla mia età significa impegno e responsabilità. Sono giovane e devo sempre dimostrare ai miei colleghi, al pubblico, ma soprattutto  a me stesso, di essere all’altezza di questo livello, studiando, lavorando e cercando di maturare giorno dopo giorno.

Quali sono le tue passioni oltre alla danza?
Mi manca il tempo per coltivare  altre passioni. La danza è il mio obiettivo primario, il fulcro della mia vita, quello che voglio e desidero fare, a lei dedico con gioia la maggior  parte del mio tempo. Se considero il poco tempo che mi rimane adoro incontrare gli amici, cucinare e viaggiare.

A quale ballerino ti ispiri? Quali sono i tuoi modelli di riferimento?
Penso che un ballerino debba avere più riferimenti. Fin da  piccolo ho sempre seguito con molta attenzione  Roberto Bolle, perché rappresenta dal punto di vista fisico la perfezione. Altri personaggi che ammiro sono senza dubbio Rudolf Nureyev e Mikhail Baryshnikov che hanno fatto la storia della danza.

Qual è il personaggio che preferisci interpretare?
Tra i personaggi che ho già avuto modo di interpretare sono molto legato a  Albrecht il principe amato da Giselle, il poeta Lenskij in Onegin e un ruolo difficile anche tecnicamente con il quale ho debuttato di recente e interpretato con passione:  Quasimodo in Notre-Dame de Paris di Roland Petit. In futuro mi piacerebbe  interpretare Romeo.

Preferisci i balletti classici o i contemporanei?
Prediligo la danza classica,  è più vicina al mio spirito, ma adoro  la danza contemporanea.

Roberto Bolle ha detto che vede in te il suo successore, che cosa ne pensi?
Penso che sia una grandissima soddisfazione, un onore, ne sono lusingato e quindi l’impegno diventa ancora più forte.

Che cosa significa aver interpretato il personaggio di Quasimodo in Notre-Dame dopo Roberto Bolle, Massimo Murru e Ivan Vasiliev?
In un primo momento mi preoccupava l’idea di confrontarmi con étoiles di questo calibro, ma poi ho cercato di perfezionare il mio personaggio prendendo spunto dalle loro diverse interpretazioni, l’ho fatto mio, con tanto studio e molta umiltà.

Intervista curata da Emanuela Beretta


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