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Come partire per il giro del mondo senza allontanarsi da Parigi

Carla Diamanti
21 Marzo 2019

“Bonjour madame!”. La mano che tiene la sigaretta è l’unica parte del corpo che emerge dal sacco a pelo in cui ha trascorso la notte. Anche il volto è sepolto in uno spesso cappello di lana. “Bonjour madame”, risponde al mio saluto. Parigi dorme ancora e ogni angolo riparato è ancora rifugio di chi ha la strada come casa. Tra poco i giacigli improvvisati spariranno e la città riprenderà il suo volto consueto, fatto di scatti fotografici, di fiumi di gente che si muove tra musei e gallerie commerciali. Per un attimo, i nostri mondi si sono incrociati. Io con le valigie pronta per un altro viaggio, lui ancorato in un luogo che ormai è tutto il suo mondo. Io con un saluto conciso e cortese, lui con una parola in più che però mi racconta la sua cortesia.

Qui, nell’Esagono che a volte ammiriamo e altre critichiamo, la formula educata per salutare qualcuno include sempre un riferimento personale. Madame o monsieur devono sempre accompagnare un augurio, che sia di una buona giornata, che sia per il buon appetito o per il ringraziamento. Diventa cultura, come dare del lei, anche se ci si rivolge a qualcuno che si conosce bene.

Trasversali e universali, i messieurs e le mesdames a cui ci si rivolge per il buongiorno o per la buonasera attraversano anche i mondi che compongono Parigi. Un viaggio fra continenti, sapori, saperi, colori di facce, di abiti, di cibo. In poco tempo si lascia la Francia delle baguette, la capitale della moda e delle tendenze per volare nell’Africa nera, raccolta attorno ai banchi di frutta esotica del mercato Dejean, o al Maghreb che profuma di menta nella sala da tè della moschea più amata dai turisti, a due passi dal Jardin des Plantes, o nel fermento di Barbès, dove frutta e verdura occupano lo spazio sotto i binari della linea 2 della metropolitana. Nel XV arrondissement si va a comprare il pane iraniano che assomiglia a una lunga focaccia bianca, nel XVIII invece si servono i naan indiani (eventualmente ripieni di formaggio) accompagnandoli con grandi bicchieri di lassi al mango. L’Estremo Oriente continua nel XIII arrondissement, oltre place d’Italie. Dietro le vetrine di ristoranti e supermercati, Cina, Vietnam e Corea accolgono abitanti e visitatori che affollano le strade soprattutto in occasione del Capodanno Cinese. Il Giappone si nasconde fra le stradine che separano Palais Royal e Bourse prima fra tutte rue St. Anne: all’ora di pranzo è impossibile trovare posto nei numerosi ristoranti che servono ramen. Il giro del mondo continua con Brasile e Caraibi, Europa (dall’Irlanda alla Serbia e persino alla Finlandia, con il suo splendido Institut Culturel dove si passa dai film alla gastronomia).

Il mio viaggio non è ancora cominciato, ma è bastato un saluto – bonjour madame! – a ricordarmi che talvolta, per cambiare latitudine non è necessario spostarsi molto!

 

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