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Con Napoli e Juve il calcio è salvo

Riccardo Signori
12 febbraio 2018

Quasi, quasi stiamo tornando ai tempi di Arrigo Sacchi quando il calcio in Italia si divideva in sacchiani e tradizionalisti, giusto per non dire sacchiani e antisacchiani. Ovvero c’era chi amava il calcio giocato dal Milan con l’interpretazione integralista imposta dall’allenatore e chi diceva che anche il calcio del contropiede, quello giocato dalle squadra di Trapattoni, tanto per fare un esempio, era ugualmente bello, spettacolare, soprattutto redditizio.

 Pensavamo di esserci liberati della diatriba dopo anni segnati da falsi profeti e da seguaci con il paraocchi ed, invece, eccoci di nuovo: il calcio in Italia ci ha divisi ancora fra i seguaci della Juve essenziale e a difesa stretta e il Napoli che prende gli occhi e quest’anno non sgarra nemmeno nei risultati. Se poi dovessimo pensare a quale delle due rassicura di più in assoluto, magari in Europa, probabilmente le fila dei pro Juve, non degli juventini che sono tifosi sempre e comunque della squadra bianconera, probabilmente appunto la linea Juve si ingrosserebbe.

 Comunque Napoli e Juve vanno ringraziate perché tengono vivo e incerto un campionato che, negli anni scorsi, ci aveva abituati diversamente. E soprattutto offrono due possibilità di godimento calcistico: la Juve che cambia spesso il modulo, offre sempre protagonisti nuovi, fa crescere i giovani e i  rinforzi portati dal mercato. Invece il Napoli saldo nei suoi principi calcistici monotematici, che rischia di restare con giocatori contati piuttosto che ingaggiarne altri che non possano velocemente sposare le teorie del suo tecnico, affidata alla vena dei soliti noti quando si tratta di risolvere i problemi in attacco. Ad ognuno le sue preferenze.

 La Juve di Max Allegri ha molte facce: il Pipita Higuain e Mario Mandzukic tirano le fila in attacco in attesa di Paulo Dybala, ma ora anche Federico Bernardeschi e Douglas Costa si sono presi la scena. La difesa ha ritrovato Buffon e mai perso Chiellini, ma sente di contare pure su Benatia, così incerto all’inizio. Ogni giocatore si tratti di De Sciglio oppure di Matuidi e Khedira porta il mattoncino, alcuni entrano ed escono dalla squadra con assoluta capacità di resa, anche questo è giocar di squadra. Ma fallo capire agli adepti di Sarri che tanto somigliano a quelli che facevano i sacchiani di ferro ai tempi d’oro dell’ex tecnico del Milan e della nazionale.

 Per il vero quest’anno il Napoli vince e convince anche in quello che era rimasto il punto debole: voglia di guardarsi allo specchio e dimenticare che il risultato conta sopra tutto, se vuoi lo scudetto. Napoli che pare ben avviato allo sprint finale: sarà l’anno giusto? Tanti segnali dicono che forse la squadra è pronta, ce la farà. Le vittorie controAtalanta e Lazio hanno dimostrato che solo la Juve può sgretolare le sue bontà e certezze. Contano i gol e Dries Martens è tornato a segnare, dopo un periodo di appannamento. Importante che il tempo del “non gol” sia passato in fretta e , soprattutto, che il belga abbia già ritrovato la vena per aiutare la squadra. Basta una crisetta a stagione. Conta il gioco di squadra e i direttori d’orchestra, Hamsik e Jorginho, non dimenticano mai la bacchetta per gestire la compagnia. Gli infortuni continuano a preoccupare, ma Maurizio Sarri riesce a contenere i danni. Il Napoli è pronto per lo scudetto. La Juve dovrà lottare maledettamente. Un bel testa a testa da qui a fine campionato.

 Le due filosofie del nostro calcio ci tengono finalmente svegli e divertiti. Il campionato è salvo, il nostro calcio non proprio.


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