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Contro il ricatto sessuale Bella Thorne insegna: ci vuole controllo

Alessia Laudati
16 Luglio 2019

Reagire al ricatto sessuale significa anche riprendere possesso delle proprie immagini divulgate senza consenso. E pubblicarle da soli prima che lo faccia qualcun altro

 

È il reato più insidioso: prima il furto di immagini intime e private e poi la loro diffusione di massa sul web senza il consenso dell’interessato. Il ricatto sessuale, diverso dal revenge porn perché è in gioco una forma di estorsione, è definito come un comportamento criminale che un malcapitato o una malcapitata star, ma anche una persona comune, può vedersi rivolgere se vuole fermare la diffusione di immagini personali e pur di salvaguardare la propria immagine. Fa male, è subdolo e sempre più frequente grazie alla grande mole di immagini conservate e scambiate in forma virtuale. Eppure, negli ultimi anni qualcosa sta cambiando.

Complice una maggiore educazione su questi temi e una consapevolezza più ampia, i ricattati stanno imparando – seppur non si tratti affatto di un’operazione indolore – a riprendere il controllo. “Se non puoi fare a meno che le foto o i video siano pubblicati da un hacker, pubblicali tu per primo”, questo sembra ormai essere il motto di molte star che hanno reagito. Insomma, sbatti, da solo, il mostro in prima pagina.

Il risultato? Un ritrovato controllo della propria immagine che in parte frena la viralità di scatti che quando non sono più percepiti come “rubati” perdono il grande appeal acquisito sul mercato del voyeurismo collettivo. Ha fatto così Bella Thorne, attrice ed ex stellina Disney, postando su Twitter le foto hot che un hacker le aveva sottratto.

Certo, questa non è una storia facilissima da affrontare e forse si può parlare di vittoria solo a metà, ma è comunque un episodio sintomatico di come una generazione di millennial stia imparando a reagire a piccoli e grandi incidenti di percorso che sono praticamente inevitabili quando si usa molto la tecnologia.

Poi c’è chi arriva agli estremi come Whoopi Goldberg, che su questa vicenda è stata molto dura, condannando la Thorne per essersi fatta fotografare seminuda: “Se sei famosa non fare foto di nudo. Non importa quanti anni hai”, ha sentenziato. Insomma, sarebbe utile non esporsi proprio a un rischio di questo tipo. Ma è possibile per chi sta crescendo con lo smartphone in mano e il mantra dello sharing? Forse no; anche perché rinunciare alla libertà di scambiarsi delle foto osé con il fidanzato suonerebbe come una restrizione a cui non tutti potrebbero volersi sottoporre nonostante i rischi.

Del resto, ma il caso è diverso, ha fatto scuola più di dieci anni fa la confessione di David Letterman che, ricattato da un uomo che minacciava di rivelare le sue scappatelle extraconiugali, lo ha prima denunciato alla polizia e ha poi raccontato lui stesso il caso in tv assumendosi pubblicamente le responsabilità del proprio tradimento. Scatenando alla fine persino tanti applausi. Questa è la storia; e forse la lezione finale può suonare persino in linea con i valori del femminismo e dell’autodeterminazione: contro i propri demoni e gli hacker più spregiudicati ci vuole controllo.