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Da Gucci a Dior, il Carbon Neutral è la nuova tendenza green

Martina D'Amelio
27 Settembre 2019

Un look della sfilata Gucci SS20.

Lo scopo: fermare il cambiamento climatico globale. La trasformazione in Carbon Neutral delle aziende fashion punta in alto, a partire dal basso, cioè dalla produzione. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla nuova frontiera della moda green.

Eliminare le pellicce non basta più. È questo il messaggio forte e chiaro delle grandi Maison, pioniere di una nuova forma di sostenibilità ambientale. Gabriela Hearst è stato il primo brand a produrre una sfilata a emissioni zero alla New York Fashion Week primavera-estate 2020. In collaborazione con Bureau Betakha, che si occupa di allestire i defilé, la designer ha contribuito a ridurre la quantità di emissioni di carbonio fornendo dati su utilizzo energia, trasporti, catering e rifiuti prodotti, mentre l’azienda di consulenza sulla sostenibilità EcoAct ha calcolato il numero di emissioni totali e l’impronta di carbonio della sfilata. Una volta calcolato l’equivalente monetario, Gabriela Hearst ha fatto una donazione a Hifadhi-Livelihoods Project, in Kenya, che protegge le foreste e la salute delle comunità rurali. Il prezzo del credito del carbonio, ovvero quello che deve essere speso per compensare una tonnellata di CO2? 8,50 Euro.

Un look della sfilata Gabriela Hearst SS20.

Ma la designer americana ha solo fatto da apripista a quella che si preannuncia come l’ultima tendenza green. Gucci fa sempre le cose in grande, e infatti ha appena annunciato che compenserà annualmente tutte le emissioni di gas serra (GHG – Green House Gas) generate dalle proprie attività di produzione e da quelle dell’intera supply chain. Per farlo, non solo ha presentato la collezione Gucci SS20 su una passerella a emissioni zero, ma ha anche reso l’intera catena produttiva del brand Carbon Neutral, decidendo di sostenere 4 progetti firmati REDD+1, a supporto della conservazione delle foreste a livello globale. Il nuovo approccio a emissioni zero di Gucci è una soluzione che può avere un impatto positivo e immediato sulla natura e sul clima”, ha sottolineato Marco Bizzarri, ceo di Gucci. Un impegno sulla sostenibilità di lungo periodo, quello del brand di Kering, tra i più forti: basti pensare all’istituzione del conto annuale Environmental Pro-fit and Loss (EP&L), indispensabile per misurare i progressi compiuti e monitorare con trasparenza l’impatto ambientale. I risultati parlano chiaro: -16% dell’impatto globale.

Carbon offsetting time, quindi: è giunta l’ora di limitare l’impatto sull’ambiente. E verificarlo, soprattutto, come sottolinea Hearst: “Se non raccogli i dati, non saprai mai di quanto devi ridurre le emissioni.

Kendall Jenner alla sfilata Burberry SS20.

Non solo per la stilista americana e per Alessandro Michele. Anche Burberry ha reso la sua ultima sfilata andata in scena alla LFW a emissioni zero e investito in progetti supportati da REDD+, il programma approvato da VSC e creato dalla United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) per fermare la deforestazione. Basterà? Il carbon offsetting infatti è efficace ma non affronta direttamente il problema, sottolineano gli scettici: i marchi continuano comunque a produrre emissioni di CO2, nonostante si sforzino in tutti i modi di compensarle. E spesso questo genera malcontento e squilibrio: piantare alberi in zone in via di sviluppo spesso significa togliere l’accesso alla terra alle comunità rurali. Insomma, se puntare sulla nascita di nuovi arbusti è la scelta migliore, l’approccio etico è da tenere attentamente sotto controllo.

Il finale della sfilata Dior SS20.

Un problema che non tocca Maria Grazia Chiuri, che ha allestito l’ultima sfilata andata in scena alla PFW solo qualche giorno fa con un vero e proprio bosco creato ad hoc grazie a 164 alberi. Arbusti che ora saranno ripiantati in specifiche aree di Parigi e simboleggiano il bisogno di essere sempre più solidali, uniti e forti nella lotta contro il cambiamento climatico. Emblematico l’hashtag utilizzato dalla Maison Dior: #PlantingForTheFuture. A quando il passaggio a carbon neutral anche per la casa di moda francese, parte del gruppo concorrente di Kering, Lvmh?



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