Lifestyle

Da Ligue du Lol a Nanny Advisor, quando la community odia

Alessia Laudati
19 Marzo 2019

Gruppi segreti in cui accade di tutto e dove la forza della massa viene usata per umiliare e vessare. La realtà è che se manca il corpo, manca anche un principio di responsabilità e umanità.

Internet ha fatto una brutta fine: se a dirlo è il suo creatore forse qualche problema dovremmo porcelo. Per Tim Berners-Lee intervistato da Repubblica, uno dei punti deboli del World Wide Web è l’aver offerto nuove opportunità “a chi diffonde odio e ai criminali in generale”.

Probabilmente, uno dei bacini virtuali più fertili per comportamenti come hate speech e violenza – tra omofobia, xenofobia, misoginia e amenità simili – sono i gruppi segreti su Facebook. Hub privati di condivisione di argomenti e di prerogative che rimangono perlopiù nascosti agli occhi dell’audience pubblica grazie alla segretezza delle interazioni. Sono community coese dove la comunicazione è finalizzata a rafforzare le basi di un patto condiviso. Spesso tutto ciò che si ha in comune è l’odio, a volte di genere, altre nei confronti di un gruppo sociale ben connotato che diventa bersaglio. All’interno vi agiscono meccanismi potenti e in parte atavici che forse la dimensione virtuale non sconfessa ma al contrario rafforza. Vengono in mente fenomeni che sono eredità del mondo di ieri come le confraternite americane, i cui riti di iniziazione e le pratiche controverse sono emerse negli ultimi anni.

Ma cosa differenzia una comunità equilibrata, seppur con le sue regole interne magari anche strambe, da un gruppo che usa la forza collettiva per umiliare, discriminare o ferire? In Italia si è parlato poco del gruppo Facebook per soli uomini Ligue du Lol, la cui ferocia è stata svelata dal giornale Libération. Circa una trentina di membri influenti tra giornalisti, comunicatori e pubblicitari usavano la piattaforma virtuale per coordinare ed elaborare in maniera strategica tutta una serie di azioni sessiste, antisemite e intimidatorie contro colleghe e giornaliste sgradite anche per l’adesione alla causa del femminismo. Tra queste, scherzi telefonici finiti online per ridicolizzare o screditare l’immagine della diretta interessata. Fece poi scalpore qualche tempo fa la vicenda di Nanny Advisor raccontata da Selvaggia Lucarelli, smentita poi goffamente dalle dirette interessate. Un gruppo segreto dove alcune donne si scambiavano recensioni, commenti, voti, su tate straniere e italiane con toni e atteggiamenti sprezzanti che spesso erano disumanizzanti e discriminatori nei confronti delle persone coinvolte.

Spesso purtroppo con i gruppi d’odio siamo ben oltre la satira, i meme e la presa in giro ironica. Le vittime hanno nomi e cognomi, vengono toccate duramente nella loro privacy, nei valori e nella loro intimità. Ed è un fatto che nella Rete si possa trovare traccia di un settarismo di massa che lo strumento del digitale moltiplica e rafforza nelle dinamiche. È infatti proprio solo del virtuale poter separare l’atto stesso dalle responsabilità che ne derivano. Questa è forse la differenza più inquietante tra bullismo e cyberbullismo. Immaginiamo la situazione tipo. Litigo con qualcuno e lo offendo oppure lo minaccio. Nella vita reale sono messo di fronte alla sua reazione di rabbia o di dolore in maniera tridimensionale mentre in quella digitale la comunicazione è ridotta alla parola scritta, alla distanza tra schermi di luce blu.

E ciò che caratterizza la relazione umana rispetto a quella artificiale dei pixel, è proprio la complessità. La capacità di interagire come persone reali e non come macchine, è croce e delizia di ogni relazione, inutile nasconderlo.



Potrebbe interessarti anche