Ricette

Da Nord a Sud: giro d’Italia tra i dolci natalizi di ogni regione

Cecilia Dardana
20 dicembre 2017

Per chi è a dieta, si sa, il periodo natalizio è il peggiore di tutti. Tra cene, pranzi, feste di lavoro, Santa Lucia e la Befana, è impossibile non sgarrare almeno una volta. Bisogna ammettere, però, che la buona cucina è al centro di questo periodo dell’anno: non solo regali, luci e addobbi, ma anche dolci tipici di ogni luogo, che portano con sé una lunga tradizione.

D’altronde noi italiani, è universalmente riconosciuto che col cibo andiamo forte. E allora, mentre si scalda il forno, scopriamo insieme, in un tour nazionale da nord a sud, regione per regione, quali sono i dolci preparati dagli italiani nel periodo natalizio!

  • Li Niuleddi sono un dolce natalizio tipico della tradizione sarda e che, come spesso accade, prende nomi differenti di paese in paese. Si tratta di piccole praline di pasta, frutta secca e scorze d’arancia tenute insieme dall’ingrediente principale dei dolci sardi, il miele.

  • Se sei piemontese non puoi non conoscere il Tronchetto di Natale. Calorico fino all’insolenza (uova, burro, mascarpone, crema di marroni, brandy, panna, cioccolato), è un dono della provvidenza per ogni goloso. Pare si ispiri al tronco che riscaldava il Natale delle famiglie piemontesi nei secoli scorsi.

  • In Trentino Alto Adige si prepara lo Zelten. Pane fruttato e riccamente speziato le cui origini risalgono a tantissimi anni fa. Il nome deriva dal tedesco “zelten”, vale a dire “a volte”, che evidenzia la cadenza della preparazione del dolce, limitata al periodo natalizio.

  • In Valle d’Aosta le feste hanno il sapore antico ed autentico della Micooula, un pane delizioso a base di segale e castagne, tipico della Valle di Camporcher, dove ancora oggi allieta il Natale con la sua ricetta di origine medievale arricchita, nel corso dei secoli, con diversi ingredienti deliziosi.

  • Bisciola è tipica della Lombardia, della Valtellina per la precisione. È il panettone dei valtellinesi, custodi della ricetta originale, che prevede un generoso impiego di noci, fichi secchi e uvetta. E non è bisciola senza farina di segale da unire a quella bianca.

  • Ha una forma a chiocciola e un colore che ricorda un fungo porcino: è la Gubana, il tipico rotolo di pasta dolce friulano, farcito con frutta secca, uva passa, amaretti e bagnato dalla grappa. Irrisolvibile querelle sulle origini del nome. Prima versione: arriva dalla Slovenia, dove “guba” significa “piega”, vista la forma del dolce ripiegata su se stessa. Seconda versione: in dialetto friulano “Guban” vuol dire porcino, e il colore ricorda proprio la cappella di un fungo.

  • La patria del Pandoro è la terra degli innamorati: Verona. È un dolce natalizio che, insieme al panettone meneghino, ormai si ritrova su quasi tutte le tavole degli italiani, divenendo un prodotto molto diffuso in tutta la nazione. Spesso viene servito insieme alla crema al mascarpone.

  • Per molti liguri è improponibile barattare il pandolce, una specie di focaccia di pasta lievitata dolce, con il panettone. Oltremodo sostanzioso, il pandolce ligure incorpora canditi, uva sultanina, zucca candita, pistacchi e pinoli.

  • In Emilia Romagna immancabili sono i tortellini di Natale al forno o fritti (Turtlein d’Nadel al foren o frett), un dolce tipico della tradizione reggiana, che deriva addirittura dalla cucina rinascimentale, caratterizzata dall’unione dell’agro e del dolce. Il ripieno è particolarissimo: un tempo si preparava addirittura settimane prima a suon di aggiunte. Si mescolavano insieme mandorle, zucchero, castagne secche, cacao, caffè… Insomma, ogni famiglia ci aggiungeva un ingrediente diverso, a seconda della disponibilità.

  • Panforte è un capolavoro della gastronomia senese: dolce toscano la cui fama valica i confini regionali da decenni, è ricoperto di mandorle e farcito con arance e cedri canditi. La ricetta originale prevede l’uso dell’ostia.

  • Frustingo, fristingo, frostengo, pistingo, bostrengo: il dolce marchigiano cambia nome, peraltro di poco, a seconda della zone. Nato come piatto povero del periodo natalizio (recupera il pane raffermo), oltre al nome cambia ricetta nel giro di pochi chilometri. Non dovrebbero mancare: noci, mandorle, fichi secchi, pane raffermo, frutta candita, uva sultanina e mosto cotto.

  • Il Panpepato in Umbria è un singolare e personalissimo dolce natalizio, forse il più eccentrico per complessità di aromi: dolce e allo stesso tempo amaro, addirittura piccante. Motivo di vanto per la gastronomia umbra, è un pane farcito con frutta secca, cioccolato e pepe nero macinato.

  • I Calciuni sono frittelline dolci tipiche della tradizione molisana, a base di castagne e mandorle e ricoperte di zucchero a velo. Una vera bontà, a base di ingredienti tipicamente invernali e squisitamente natalizi.

  • Un altro pandolce la cui origine si perde nella notte dei tempi è il Pangiallo, tipico dolce laziale. Così chiamato per il colore della glassa che lo ricopre, aggiunge agli ingredienti tipici dei dolci di Natale lo zafferano e la ricotta.

  • Il Parrozzo, dolce abruzzese, è stato addirittura celebrato in una madrigale da Gabriele D’Annunzio che, estasiato dopo averlo assaggiato, compose “La Canzone del Parrozzo”. È il prodotto della creatività di un pasticcere abruzzese ispirato dal pane casareccio. A differenza di altri dolci natalizi, nel Parrozzo si usano la fecola di patate e il cioccolato fondente per la copertura.

  • In Puglia si fanno le Cartellate, i dolci che a Natale profumano le case di anice, mosto cotto e cannella, in un tripudio di aromi da stordire i sensi. La tradizione vuole che la sfoglia sottilissima prenda la forma delle fasce di Gesù Bambino, diventato una dolcissima rappresentazione della travolgente gastronomia locale.

  • Antesignane dello street food nazionale, vendute per strada dagli zeppolari già nel ‘700, le Zeppole sono tipiche della Campania e sono piccole ciambelle profumatissime arricchite di miele e “diavulilli”, i confettini colorati che le rendono subito riconoscibili.

  • In Basilicata il Natale profuma di castagne, cacao, miele e cannella e ha la consistenza soffice e fragrante delle Pastatelle, i dolci della tradizione che animano le ghiotte festività lucane.

  • Gloria della gastronomia calabrese, i Fichi Chini sono inevitabilmente i protagonisti delle feste natalizie. La ricetta prevede che i fichi secchi vengano riempiti con mandorle, noci, cioccolato, canditi e sovrapposti a quattro a quattro per formare una Croce, simbolo religioso del Natale.

  • I Buccellati in Sicilia sono delle ciambelle nella versione ufficiale o un po’ più piccoli in un’apprezzata variante che li trasforma in “cucciddatini”. Dire che sono sostanziosi è riduttivo: gli ingredienti sono infiniti. A parte gli aromi come limone, arancia, cannella e vaniglia, ci sono fichi secchi, mandorle, noci, nocciole e pistacchi.

 


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