Interviste

Dal 21 Dicembre parliamo anche di sport: intervista a Riccardo Signori

Alice Signori
14 dicembre 2015

Foto Riccardo

Totó diceva “Signori si nasce o si diventa ed io, modestamente, lo nacqui”. Poi c’è chi nasce Signori: di nome. Papà, anche di fatto? Possiamo aggiungerlo? A Luuk Magazine dal 21 dicembre i Signori saranno due. Chi scrive e chi risponderà all’intervista che state per leggere. Riccardo Signori è mio papà: giornalista per passione e professione. Per quasi 40 anni firma e inviato dello sport a “Il Giornale”, nonché’ collaboratore di Telenova e precedentemente di Sky Sport 24: a lui l’onore e onere di lanciare la nuova rubrica di sport per Luuk Magazine per commentare il meglio (e il peggio) della stagione. Ecco un assaggio.

Papà tocca a te. Cosa ci racconterai dal 14 dicembre? Fatti o parole? Sussurri o grida? Commenti o personaggi?
Alice, non ti avevo detto di andarci un po’ più calma? Totò ormai ci perseguita. Vabbè, cercheremo di andare per sintesi, con commenti che si leghino ovviamente ai fatti. Non solo calcio, ma partiremo con il calcio. Non ci negheremo qualche puntata su personaggi e interpreti. E, visto che la predilezione per i voti in Italia non passa mai, ci proveremo. Sicuri di sollecitare la discussione.

Da studente di giurisprudenza a giornalista sportivo… Cosa ti ha affascinato del giornalismo per convincerti ad un cambio di rotta così radicale?
Avevo già in testa di fare il giornalista da quando partecipavo al giornalino della scuola elementare. C’era chi voleva far il pilota d’aereo e chi, come me, voleva fare il giornalista. Del resto il giornalismo era nel sangue di famiglia: bisnonno editore, padre giornalista, cugino fotoreporter.

Nino Benvenuti

Quando hai iniziato a lavorare presso la redazione sportiva de “Il Giornale” erano gli anni d’oro di Indro Montanelli… Cosa ti ricordi di lui?
Un personaggio affascinante che all’inizio metteva soggezione. Mi disse subito: “Non mi interessa cosa scrivi, mi interessa come scrivi”. Aveva una predilezione per lo sport. Ogni giorno teneva sul tavolo la Nazione, in omaggio alla sua nascita toscana, e la Gazzetta dello Sport.

Nella tua carriera hai assistito a 7 Olimpiadi, 7 mondiali di calcio, oltre a molte manifestazioni internazionali di scherma, atletica e nuoto. Quale evento sportivo degli ultimi 40 anni si merita un 10 e lode?
A livello personale direi le Olimpiadi del 1984 a Los Angeles: sono state le prime che ho seguito e quindi mi hanno emozionato come spettatore, esaltato nel modo di lavorare. Fra l’altro sono stati dei Giochi Olimpici che hanno segnato una svolta anche a livello organizzativo. Non dimenticherei neppure i mondiali di calcio in Spagna nel 1982: quelli vinti dall’Italia. A livello tecnico hanno avuto pochi confronti anche per la fantastica qualità di diversi giocatori. Basta sfogliare l’album di quelle nazionali per capire…

o-MUHAMMAD-ALI-facebook

Ed il personaggio sportivo a cui daresti la medaglia d’oro per merito e carattere?
Ho vissuto l’epoca di Muhammad Ali: non sarà stato il più grande pugile o il più grande atleta, ma è stato il più grande personaggio dello sport. Poi aggiungerei Usain Bolt, l’immagine di un fenomeno. In Italia immagino che molti penseranno a Valentino Rossi, ma io preferisco Mennea e Simeoni, Rivera, Mazzola e Baggio, e altre due grandi campionesse: Valentina Vezzali e Federica Pellegrini, carattere da primedonne, determinazione e talento da fuoriclasse.

A proposito di Ali, è in uscita in ebook un tuo libro, “Pugni su pugni“, che racconta di famosi campioni. Il nonno aveva armadi pieni di riviste e libri sulla boxe, tu hai ereditato tutto e ne possiedi altrettanti…
La boxe è una passione e forse un bene di famiglia. Le storie dei pugili sono fantastiche. Un grande match vale una partita di scacchi. Nella boxe vale la testa prima dei pugni. Ho avuto la fortuna di vedere incontri di Benvenuti e Monzon, Ali e Tyson, Hagler e Leonard: valevano una tragedia Shakespeariana. Peccato non ci siano più pugili di tale impatto.

Copertina Pugni su Pugni

TV o giornali? Cosa promuovi e cosa bocci di entrambi i media?
Ho sempre amato e apprezzato leggere e scrivere sui giornali. Mi piace ancora sentire l’odore del quotidiano appena acquistato, anche se ora si usa molto il digitale. Ho vissuto i momenti di splendore dei giornali e mi spiace vederli cosi in declino nelle vendite. Se dovessi scegliere tra tv e quotidiani, credo che continuerei sulla linea romantica del giornalismo scritto. Scrivere ti fa sentire più libero.

Durante la tua carriera hai conosciuto dal vivo tanti personaggi dello sport. Qual è stato l’aneddoto più divertente?
La volta in cui Nereo Rocco, a Milanello, mi ha preso per le orecchie e trascinato via mentre stavo spiando un allenamento. Ogni volta che lo ricordo, sorrido.

In ultimo, dopo aver intervistato da Muhammad Ali a Roberto Mancini questa volta sei tu alla sbarra… Cosa si prova a dover rispondere a tutte queste domande?
Ho sempre pensato che gli intervistati migliori sono quelli che sanno divertirsi nel rispondere. Qualunque argomento può avere un risvolto positivo. Dunque ho provato a divertirmi.


Potrebbe interessarti anche