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Dal lusso al low cost, ora la moda produce mascherine (al posto dei vestiti)

Mia Damiani
25 Marzo 2020

Uno scatto della sfilata “mascherata” FW20/21 di Maison Margiela

Pioniere è stato il gruppo Miroglio. Ma ora, tutto il mondo della moda e del lusso fa a gara a convertire la produzione: da abiti trendy a preziose mascherine e camici.

Dopo che il commissario per l’emergenza Angelo Borrelli ha dichiarato che allo stato attuale in Italia servono 90 milioni al mese di mascherine sanitarie e Confindustria moda e Cna Federmoda hanno fatto il loro appello alle aziende del tessile-moda per riconvertire la produzione, le risposte non sono mancate.

Se inizialmente a cogliere l’invito erano state prontamente l’azienda che produce brand come Motivi e Oltre e le Manifatture, da Domodossola a Consorzio cuoio di Toscana, ora anche i marchi più celebri si sono dati alla creazione di questi vestiti e accessori poco cool, ma decisamente utili. È il caso di Gucci, che ha risposto all’appello della regione Toscana per la produzione di mascherine e camici destinati al personale sanitario con 1.100.000 mascherine chirurgiche e 55.000 camici. Il brand di Kering è stato seguito da Prada: anche la Maison di Miuccia ha accolto la richiesta della Regione Toscana, avviando la produzione di 80.000 camici e 110.000 mascherine nel suo stabilimento di Perugia, da destinare al personale sanitario della Regione. Le consegne delle forniture d’eccezione saranno ultimate in data 6 aprile. Le iniziative seguono quelle di LVMH, che ha annunciato il suo impegno a donare agli ospedali francesi 40 milioni di maschere chirurgiche. In particolare, il colosso dell’industria del lusso spiega che è riuscito a trovare un fornitore industriale cinese in grado di consegnare 10 milioni di unità in Francia nei prossimi giorni. Il gruppo Calzedonia invece ha riconvertito alcuni dei propri stabilimenti alla produzione di mascherine e camici, su invito del presidente Sandro Veronesi. Si tratta di Avio (TN) e Gissi (CH), per quanto riguarda il territorio italiano, e gli stabilimenti croati. Il nuovo assetto permetterà la produzione di 10.000 mascherine al giorno nella fase iniziale, ma si prevede un incremento delle unità. Le prime sono state già donate al comune di Verona.

A convertire parte della sua produzione per realizzare mascherine da donare agli ospedali di tutta Italia è anche Ermanno Scervino. Il brand toscano ha annunciato l’iniziativa sul proprio profilo Instagram, raccogliendo l’invito di Confindustria Moda. Lo stesso vale per il gruppo padovano Plissè, proprietario dei marchi Beatrice .b, Sfizio e Smarteez, che riorganizza la produzione per produrre e donare mascherine e camici da sala operatoria e far fronte all’emergenza Coronavirus. Pronti per fine marzo, 15.000 mascherine e 1.000 camici da donare alle ASL della zona.

Anche i colossi del low cost non stanno a guardare: il gruppo H&M sta riorganizzando la sua catena di fornitura per produrre dispositivi di protezione individuale da fornire agli ospedali e agli operatori sanitari in tutto il mondo, utilizzando l’intera catena di approvvigionamento, comprese le fasi di acquisto e logistica. “Il Coronavirus sta colpendo in modo drammatico ognuno di noi e il gruppo H&M, come molte altre organizzazioni, sta facendo del suo meglio per fornire il suo supporto in questa straordinaria situazione. Consideriamo queste azioni come un primo passo per offrire il nostro migliore supporto alla popolazione mondiale. Siamo tutti coinvolti e dobbiamo affrontarlo rimanendo uniti e condividendo ciò che possiamo con la collettività” ha dichiarato Anna Gedda, capo della sostenibilità di H&M. L’iniziativa del gruppo svedese segue quella di Inditex: il gruppo spagnolo, proprietario di Zara, converte parte della produzione alla realizzazione di dispositivi di protezione e camici. L’obiettivo è raggiungere le 300mila unità, messe a disposizione per medici, infermieri e personale sanitario in Spagna. Mango invece donerà 2 milioni di mascherine, facendosi carico della distribuzione tra i vari ospedali del Paese. Una nuova moda… che non corre rischi. Chi saranno i prossimi?