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Dalla balaclava al turbante, Gucci ancora sotto accusa

Martina D'Amelio
20 Maggio 2019

Il turbante sotto accusa in passerella (Gucci FW1819)

Gucci è di nuovo sotto accusa. Questa volta a essere tacciato di appropriazione culturale è il suo “Indy Turban”.

Tutti ricordiamo la polemica nata lo scorso febbraio intorno un discutibile maglione a collo alto: un lupetto per lei appartenente alla collezione autunno-inverno 2018/2019, contraddistinto da un buco all’altezza delle labbra che mima un passamontagna. Un knit che secondo il popolo dei social ricordava da vicino la pratica del Blackface, utilizzata dai “bianchi” per dipingersi la faccia di nero caricaturizzando i tratti somatici delle persone di colore. Un’offesa per il popolo afroamericano: la Maison aveva provveduto alle scuse e a ritirarlo dal mercato. Oggi, il marchio guidato da Alessandro Michele viene criticato per aver messo in vendita un accessorio riconducibile alla cultura Sikh.

Il turbante Sikh non è un accessorio di moda, ma un sacro articolo di fede“, twitta l’account Sikh Coalition. E si riferisce a un velo blu venduto su Nordstrom al prezzo di 790 dollari, il cui nome è stato in men che non si dica modificato sul sito web del rivenditore per apparire come “Indy Full Head Wrap” invece di “Indy Full Turban”. E contrassegnato come esaurito, ovviamente.

La polemica lanciata su Twitter

Se il prodotto non sembra essere elencato su nessun altro sito né sull’e-commerce di Gucci, è comunque difficile dimenticarlo, considerato che è stato protagonista della sfilata autunno-inverno 2018/2019 (la stessa della balaclava). E infatti in molti hanno dato ragione alla Sikh Coalition, solidarizzando con le accuse di appropriazione culturale.

Il Sikh Turban non è un cappello”, “Usare falsi Sikh è peggio che vendere falsi prodotti Gucci”, questo il tenore delle frasi diramate sui social. E Gucci, intanto cosa fa? L’azienda non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione. Forse perché la cosa che davvero conta sono le parole pronunciate a febbraio dai vertici della casa di moda: “la diversità, per noi, è un valore fondamentale”.

D’altronde, si tratta solo dell’ultimo caso di accusa di razzismo verso le grandi Maison del lusso sui social. Basti pensare ai Pradamalia o al caso dei video promozionali con la modella asiatica che mangia gli spaghetti con le bacchette di Dolce&Gabbana. Casi, di fatto, molto diversi e con un peso differente. Ma la domanda rimane sempre la stessa: quando si tratta di polemiche davvero fondate? O si tratta di polveroni basati semplicemente sulla sensibilità di ognuno? L’unica cosa certa è che vanno di moda.



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