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Dalla cucina anti spreco ai locali plastic free: Milano sempre più foodie e sostenibile

Giorgia Giuliano
4 Marzo 2020

Milano è passata ai fatti. Ha smesso di sostenere ed è diventata sostenibile. Le sue giornate non sono poi così grigie: a rimpiazzare ogni luogo comune è stato piuttosto un comune impegno – ed è forte come una quercia e non superfluo come la plastica.

Alla città che offre mille scelte mancava forse la più consapevole, quella che non riguarda tanto i ritmi delle persone quanto l’incidenza che quegli stessi ritmi hanno, in generale, sul mo(n)do in cui viviamo. A Milano non si spreca tempo. E adesso in città non si spreca più neanche il cibo: in fondo uno scarto non è un avanzo ma una maniera nuova di avanzare – che è attenta, collettiva e umanamente saporita. Per combattere (e battere) lo spreco alimentare a Milano basta armarsi di…cellulare. Sostenibilità suona tanto plastic free. E in effetti la città si è alleggerita: locali e ristoranti per primi si sono svestiti e reinventati: un cambiamento allo stesso tempo molto e molto poco urbano.

Ma quali sono più da vicino le novità che riguardano la sostenibilità alimentare? Ecco cosa c’è da sapere sulla Milano che s’impegna, che reinventa e che ha tutte le carte (e non la plastica!!) in regola per essere al 100% sostenibile.

Too Good To Go: l’app anti spreco arrivata a Milano
Meglio tardi che mai. Era il 2015 quando un gruppo di ragazzi a Copenaghen fondava TooGood To Go, la prima app anti spreco che recupera il cibo avanzato nei locali e nei supermercati, rivendendolo a un terzo del prezzo di partenza. Un’idea che non conosce confini – tant’è che l’applicazione è arrivata anche a Milano. Sono più di 80 i supermercati, i ristoranti e le bakery che hanno aderito a Too Good To Go: il loro fine giornata non è come un tramonto ma come una Magic Box, quella che tutti gli iscritti (gratuitamente) alla piattaforma possono ordinare e ritirare in orario di chiusura. Tra i giganti che hanno aderito Eataly Smeraldo, Carrefour, EXky ma anche realtà più di nicchia come panifici e piccole gastronomie. Il contenuto della box resta una (commestibile) sorpresa. E ascoltate chi l’ha provata: non delude quasi mai – anche perché poi ogni azienda aderente viene recensita dagli utenti.

Plastic Free: i locali dalla parte dell’ambiente
Se è superflua allora non è funzionale. La plastica non è un bisogno ma il bisogno di fare tutto e farlo in fretta ci porta spesso a credere che piatti e posate plastificati siano la soluzione più ovvia e non la comodità più accantonabile. Nel panorama della ristorazione milanese sono tanti i locali che si mantengono leggeri: pesano meno perché hanno eliminato il grande peso poco etico della plastica. Qualche esempio? Muzzi in via Sottocorno e L’Ov Milano (in via Solari e viale Premuda). Si tratta di locali a tutto tondo sostenibili: dalla scelta delle materie prime che ne costituiscono l’offerta gastronomica ai materiali utilizzati come “vassoio d’argento” su cui poterla servire alla clientela. Dalle consolidatissime pokerie alle caffetterie, dai ristoranti fino ai cocktail bar: in tanti preferiscono carta e vetro, plastica compostabile che deriva dagli zuccheri delle piante e cannucce biodegradabili.

Doggy Bag: l’iniziativa diventa anche stellata
Il mondo di chi pranza o cena fuori casa si divide tra quelli che fanno addirittura la scarpetta e quelli che a finire quel piatto di pasta proprio non ce la fanno. Ma il cibo non è fatto per la vita solitaria. Non può starsene nel piatto per poi trasformarsi in rifiuto una volta tornato in cucina: vietato (ri)passare dal “via”. A mobilitarsi sono stati i ristoratori in primis, per i quali a chiudere un pasto probabilmente non c’è soltanto il dessert ma la Doggy Bag. A Milano ristoranti stellati e osterie rinomate – da Joia di Pietro Leemann al ristorante Sadler di Claudio Sadler fino a Ratanà di Cesare Battisti – rendono gli avanzi dei commensali dei veri e propri cadeaux da portare a casa e da consumare quando l’appetito tornerà a farsi vivo. Una soluzione gourmet, sostenibile e magari anche un po’ un déjà-vu. Gastronomico.

Cucina anti spreco: questi bravi, etici, chef
Sapevate che il cibo è un’opportunità continua? Quasi sicuramente di un ortaggio o di un animale siamo abituati a mangiare sempre le stesse parti e mai gli stessi scarti. A prescindere dalle marinature e dai condimenti, dalle colture e dagli allevamenti, la solita parte di cibo che consumiamo avrà certo il solito sapore. Ma un’unica materia prima è fatta di sentori diversi, localizzati. E alcuni chef a Milano fanno un po’ da navigatori del gusto – è un percorso per cui serve il carburante più potente di tutti: la possibilità. La cucina direcupero è recupero degli ingredienti e recupero di una certa consapevolezza, quella che al palato regala coscienza. Da segnare in agenda, due nomi: quello dello Chef Franco Aliberti (dell’ex Tre Cristi) e di Biofficina (via Signorelli).



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