Sport

Diabatè, monsieur gol: favola di un cenerentolo

Riccardo Signori
16 aprile 2018

Il gigante buono delle favole esiste anche nel calcio. Si chiama Check, ma qualcuno lo ha soprannominato Chuck che sembra il nome di uno sceriffo western più che di un goleador dei tempi nostri. Dunque Check Diabatè, che se lo vedete (date un occhio alle foto) sembra un tronco d’albero, lungo e nero: non giocatore di basket, nemmeno buttafuori di qualche discoteca. Nato nel Mali, assediato da storie tristi, la madre che muore quando era bambino, il suo migliore amico pure per un incidente d’auto. “Per questo ho deciso che la vita è meravigliosa, perché la morte può arrivare in ogni momento”, ha raccontato a una Tv francese.  Questo è davvero un calciatore, nel senso di giocatore di calcio: nemmeno di pallone. Segna gol con la facilità di un’ala guizzante, eppure l’ingombro suo sfiora il mastodontico: 1 metro e 94 di altezza, quasi 90 chili di peso. Solo grandi giocatori sopportano un  peso simile. Dicevano che non poteva giocare a calcio ed ora, invece, realizza a raffica: fa a spallate a furor di doppiette, che si tratti della Juve o del Sassuolo come nell’ultima giornata di campionato.

Dice la statistica che ha segnato 7 gol in 6 partite di campionato, uno ogni 40 minuti di gioco, tre doppiette consecutive (Juve,Verona e Sassuolo). Gli piace ridere e sorridere, la miglior carriera avviata in Francia tra Bordeaux e Metz, con incursioni ad Aiccio, Nancy e in Turchia , al Osmanlispor. In gennaio è arrivato al Benevento. Primo impatto in allenamento? Un colpo di testa da ammaccare un muro e un colpo di tacco a lasciare tutti attoniti. Primo gol in campionato al Crotone. Non si è negato, nel suo peregrinare, gustosi siparietti con i giornalisti. Un giorno chiuse la storia con un critico bruciandolo sulla battuta:”Probabilmente tu sei più bravo di me con il pallone”. E quello non provò nemmeno a palleggiare.

Diabatè ha sempre parlato con i gol: 63 in 144 partite con il Bordeaux, dov’è arrivato nel 2006 a 18 anni,11° marcatore della storia della squadra: meglio di Christophe Dugarry (ex Milan) Johan e Micoud. Un allenatore francese lo paragonava a Peter Crouch, sgraziato ma efficace. Check Non parlava il francese, non riusciva a guardare le persone negli occhi e Patrick Battiston, ex calciatore della nazionale, il primo allenatore, per questa ragione lo tenne fuori squadra un anno: un mostro di psicologia! Una accoglienza piena di pregiudizi che cambiò verso solo una doppietta nella finale di coppa di Francia contro l’Evian.

Poi il calcio è diabolico e un po’ cinico: in Francia il nostro non ha mai deluso, in Turchia ha fatto fiasco. Arrivato in Italia a gennaio, ha festeggiato quattro giorni dopo San Valentino, 12 minuti in campo per far vedere quanto vale il suo piede: gol decisivo al Crotone. Con la testa è meglio, potenza e forza fisica sono le sue corazze. Cinque  gol nelle prime cinque partite in serie A, eguagliato il record realizzato 10 anni prima da Diego Milito che, guarda caso, a suon di reti ha conquistato il Triplete con l’Inter. E adesso tutti chiamano Diabatè: Monsieur. Monsieur gol, il signore del gol.


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