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Diario di Viaggio: l’incanto della Fornace Venini

Emanuela Beretta
29 Gennaio 2019

Venezia magica, Venezia sempre unica! Ma Murano? La piccola isola della laguna è conosciuta in tutto il mondo per la tradizionale lavorazione del vetro: una meta indimenticabile, soprattutto se si ha la fortuna di poter visitare una vetreria artistica d’eccezione, come quella della Fornace Venini, la cui nascita risale al 1921.

Venini, dal 2016 di proprietà del Gruppo Damiani, l’ho da sempre nel cuore: era la passione di mamma e papà che, con lungimiranza, hanno collezionato dei pezzi da sogno; ricordo ancora quei viaggi a Venezia, la scelta attenta di questi capolavori che, da bambina, ammiravo affascinata.

Oggi, nonostante la superlativa artigianalità, la Fornace realizza circa 20 mila pezzi l’anno e ci ricorda che le sue creazioni sono entrate nei Musei più prestigiosi al mondo, dal Moma di New York alla fondazione Cartier di Parigi, fino al Victoria and Albert Museum di Londra e le Gallerie dell’Accademia di Venezia, solo per citarne alcuni.

Venini – Il silenzio dei colori – Matteo Thun

La curiosità del dietro le quinte di un luogo dall’atmosfera misteriosa e sospesa nel tempo come questo, incanta. Veniamo accolti dall’acqua alta, che già di per sé, contribuisce ad aumentare il fascino unico della città lagunare. La pioggerellina ci accompagna quando entriamo nel regno Venini. Uno showroom che abbaglia e introduce a un mondo di sogni fantastico, dove sperimentazione e creatività trovano il loro connubio ottimale. Entriamo nel vivo della visita: dovrebbe essere l’antro dell’inferno, ma noi scopriamo i forni distribuiti in un luogo perfetto, luminoso, asettico, ordinato; una realtà unica al mondo che produce una tavolozza di 125 colorazioni e dove 12 fornaci attive lavorano contemporaneamente ben 12 colori.

  • Venini – La Sentinella di Venezia – Thomas Stearns

I Maestri vetrai, insieme con serventi, serventini, garzoni e garzonetti, sono all’opera e ammirarli è un’esperienza unica: la loro forza  nel sollevare le canne, dove soffiano il vetro affascina, i movimenti sono armoniosi, questi artisti saldano e plasmano la materia quasi a creare una danza. È Arte allo stato puro. Noi osserviamo in silenzio sbigottiti, ascoltiamo  le storie che ci raccontano: la sabbia che proviene esclusivamente dalla Normandia; il lavoro dell’addetto che da tre generazioni calibra la giusta dose di silicio per produrre le differenti colorazioni; i forni arroventati che trasudano lingue di fuoco e gli artigiani che soffiano il vetro e si adoperano concentrati attorno ai forni, consapevoli dei loro gesti precisi, del loro sapere e della loro arte, solo la voce di uno dei Maestri scandisce il ritmo preciso del lavoro. Poi l’incontro con il designer Emmanuel Babled che sovrintende alla creazione della sua prossima Collezione Venini. Le vasche di acqua con immerse le forme in legno di pero, l’accurato controllo qualità, l’incisione manuale della firma su ciascuna opera e l’archivio dove gli occhi non sanno più dove guardare tanta è la bellezza, la perfezione.

Poi eccoci al museo Venini, che raccoglie un’eredità storica fatta di scritti, 45 mila disegni, 10 mila fotografie e ovviamente 4 mila opere d’arte: è il più prezioso archivio storico della vetreria artistica moderna e contemporanea. Quella di Venini è una realtà eccezionale, che nel tempo è stata arricchita da una serie di collaborazioni d’autore che hanno costantemente accresciuto il valore. Ne sono stati protagonisti artisti unici come Carlo Scarpa, Gio’ Ponti, Tapio Wirkkala, Mimmo Rotella, per arrivare ai contributi di designer e architetti contemporanei del calibro di Peter Marino, Tadao Ando, Gae Aulenti, Massimiliano Fuksas, Ettore Sottsass, Alessandro Mendini, Gaetano Pesce, Emmanuel Babled, Francesco Lucchese, Monica Guggisberg, Philip Baldwin, Ron Arad e Fabio Novembre per ammirare oggi le ultime creazioni di Matteo Thun, le bottiglie “Morandiane”  soffiate, molate e sabbiate.

Oggi i vetri di Venini sono contesi dalle più celebri case d’asta a livello internazionale: basti pensare che “La Sentinella di Venezia”  di Thomas Stearns del 1962 è stata battuta a  737 mila Dollari Usa.  A quando il prossimo record?

 



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