Cultura

Die Tote Stadt va in scena al Teatro alla Scala

Benedetta Bossetti
30 Maggio 2019

Per la prima volta in scena al Teatro alla Scala e sino al 17 giugno, “Die Tote Stadt, ovvero “La città morta”, di Erich Wolfgang Korngold, definito un vero genio” da Mahler in quanto scrisse l’ opera a soli 21 anni. Il libretto è di Paul Schott ed è tratto dal romanzo “Bruges-la-morta” di Georges Rodenbach del 1892; dirige l’orchestra Alan Gilbert con la regia di Graham Vick.

L’opera risente di una forte influenza musicale pucciniana, ma nella partitura si scorgono anche influssi di Wagner e Strauss. La scena si apre a Brouges dove Paul, il protagonista, di trasferisce dopo la morte della moglie Marie. Il dolore lo porta a creare un reliquiario con i ricordi della defunta. L’incontro con Marietta lo turba: lei assomiglia tragicamente alla consorte scomparsa e lui, tra angosce e tormenti, le chiede di indossare i suoi  cimeli e reincarnare Marie.  Nasce una relazione e Paul, preso dai rimorsi, difende il suo antico amore e la sua lealtà uccidendo oniricamente Marietta. A quel punto l’incubo e la dipendenza di jounghiana memoria si dileguano. Il sogno catartico  lo libera dall’ossessione di Marie e  Paul è pronto a riprende in mano le redini della propria vita.

Gli interpreti principali sono: Klaus Florian Vogt, diplomato in corno,  per anni ha suonato  presso la Filarmonica di Amburgo prima di intraprendere la carriera lirica; Asmik Grigorian, figlia d’arte che ha di recente vinto a Londra l’International Opera Awards 2019; poi Markus Werba, Cristina Damian e Sascha Emanuel Kramer.

Data la complessità dell’intreccio e per affrontare le ambiguità e le molteplici chiavi di lettura, ogni rappresentazione verrà preceduta alle 19.15 da un incontro condotto da Franco Pulcini.

Bella la musica verista, interessante l’opera e la produzione.

 

 

Ph Credits: Brescia/Amisano – Teatro alla Scala



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