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Dior Cruise 2020: come d’incanto (multietnico) a Marrakech

Martina D'Amelio
30 Aprile 2019

Un look Dior Cruise 2020

Nel punto di contatto tra Europa e Africa va in scena la sfilata Dior Cruise 2020: Maria Grazia Chiuri incanta Marrakech con la sua collezione #commonground all’insegna della multiculturalità.

L’atmosfera suggestiva della sfilata Dior Cruise 2020

Un luogo caro al primo direttore creativo a succedere al fondatore Christian Dior, Yves Saint Laurent, il Marocco. È proprio in questo Paese crocevia che la designer ha voluto rendere omaggio all’heritage della Maison da un lato, e dall’altro al luogo stesso – ben più di una meta spettacolare. Nonostante il tramonto mozzafiato, la luce delle fiaccole, il ritmo dei tamburi e la suggestiva musica berbera nelle mura del palazzo islamico El Badi a conquistare il pubblico sono stati soprattutto gli abiti.

Un caleidoscopio multietnico che spazia dall’atelier parigino alle collaborazioni speciali con gli stilisti locali. Il tutto sul filo del wax, la stampa su tessuto in stile batik, che viene esplorato nei suoi mille colori e rimandi in tutta la collezione. Un punto fermo da cui partire per celebrare e armonizzare i diversi codici, da quelli classici di Christian Dior ai nuovi spunti africani. E così, i tarocchi, le iconiche giacche, i maxi dress, le gonne di tulle, le borse logo, i richiami tie-dye che hanno fatto la storia in passato e la fortuna in tempi recenti della Maison sono riletti in chiave moroccan. I sandali alla schiava hanno il tacco kitten heel, i mini dress ricamati presentano freschi cut-out, il vestito da sera più prezioso è indossato con il caftano rigido, i jeans straight leg con la borsa in rafia intrecciata, l’antivento camouflage con l’abito tradizionale: un continuo fashion meltin’ pot.

Ancora più evidente grazie a una serie di partnership speciali: si va da quella con Uniwax, il cui laboratorio sorge ad Abidjan, in Costa d’Avorio, dove molte delle creazioni viste in passerella hanno preso vita; e poi Pathé’O, designer africano celebre per gli omaggi su tessuto a Nelson Mandela; e poi l’anglogiamaicana Grace Wales Bonner e l’afroamericana Mickalene Thomas, chiamate proprio a reinterpretare l’icona Dior, la Bar jacket (una collaborazione, ha fatto sapere la Chiuri, destinata a durare nel tempo). Martine Henry e Daniella Osemadewa invece hanno pensato ai copricapi: dai cappelli texani si passa ora ai turbanti e alle fasce di seta.

Lupita Nyong’o alla sfilata Dior Cruise 2020

È proprio su questo terreno comune innestato sulla diversità che sfilano principesse lontane ed esploratrici, avventuriere e antropologhe. Donne con la D maiuscola che si fanno interpreti di una nuova femminilità, acculturata e culturale. Come quelle che giunte a Marrakesh applaudono in prima fila l’ennesimo successo di Maria Grazia Chiuri: Lupita Nyong’o, Shailene Woodley, Karlie Kloss, Emmanuelle Seigner e Jessica Alba. Fino a una sorprendente Diana Ross che sale sul palco e regala una performance inaspettata. Come d’incanto.