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Dolce & Gabbana: a Milano va in scena la sartorialità all’italiana

Martina D'Amelio
14 Gennaio 2019

127 uscite, che si susseguono tra i banchi delle sapienti “mani” della Maison: a Milano va in scena l’uomo secondo Dolce & Gabbana, all’insegna della sartorialità all’italiana.

A presentare il fashion show autunno-inverno 2019/2020 lo speaker Derek Allen, che scandisce ogni look in italiano e inglese come se ci trovassimo in un sontuoso teatro d’antan anziché al Metropole: ma l’unica protagonista sul palco è l’eleganza. Pura. Un racconto in stile anni Sessanta, con tanto di modelli che provano i capi in passerella, per mostrarli da vicino a una clientela selezionata. Una moda per pochi, dunque: Stefano Dolce e Domenico Gabbana questa volta sfilano in sordina e puntano meno su social e nuove generazioni – dopo i recenti guai cinesi (tanti i modelli dai tratti asiatici in passerella: un caso?) – e mirano a esaltare piuttosto il savoir faire del proprio atelier.

Sull’insolito red carpet, nessuna presenza femminile. Solo giacche per lui che appaiono come disegnate, completi black and white, pantaloni a vita alta sborsanti, ma anche vestaglie brocade da veri principi, smoking brillanti di paillettes e glitter, frac in velluto, completi pajama stampati, suit a quadri da detective che sfilano su note jazz. Il piglio è più vintage del solito, con prints di penne stilografiche, ombrelli dimenticati, riferimenti al principe Salina de “Il Gattopardo” e al mondo dell’equitazione. E poi l’aspetto athleisure, immancabile: tute Vichy, sneakers a contrasto, pullover logo.
E i modelli guadagnano il catwalk con in mano dei portasigarette e al collo il papillon, tra le sarte in camicie bianco. L’unico scopo, questa volta? Sottolineare l’importanza dell’artigianalità.
Quasi a dire: “Benvenuti signori e signore, va in scena il Made in Italy”. Capito, Millennials?


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