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Dolce&Gabbana: quando l’Alta Moda diventa mito

Martina D'Amelio
7 Luglio 2019

Tre eventi che hanno letteralmente incantato la loro terra, la Sicilia: Dolce&Gabbana sfilano con le collezioni d’Alta Moda. Un mito formato fashion.

Si inizia a Palma di Montechiaro: la città de Il Gattopardo, in cui il 9 luglio del 1943 le forze americane sbarcarono per la prima azione di liberazione pre-unità, accoglie le collezioni di Alta Gioielleria dei due stilisti. La rinascita della Sicilia, la prima storia, il primo mito, va in scena nella linea di preziosi, fatta di stemmi e araldi di pietre, mostrate per le blindatissime vie della città dalle modelle e da teche costruite ad hoc.

Poi è la volta dell’Haute Couture: e qui si inizia davvero a sognare. I selezionati ospiti si spostano nella Valle dei Templi di Agrigento, ed è il tempio della Concordia ad accogliere gli abiti ispirati alla mitologia greca di Dolce&Gabbana. 156 modelle, da Bianca Balti a Isabeli Fontana, come dee: Atene, Era, Afrodite e Artemide si susseguono in una location che definire unica è riduttivo. E in scena va una collezione per l’autunno-inverno 2019/2020 classica, poetica, affascinante.

Un mito fatto di copricapi scultorei, corsetti, drappeggi stampati con statue greche. E poi abiti da moderna vestale bordati d’oro, maxi gonne barocche in trasparenza, cappe che ricordano anfore e si abbinano a cerchietti regali e sandali alla schiava. Bianco, oro, azzurro, argento: i colori dei fasti del passato che si intonano al suggestivo tramonto siciliano.

A concludere il racconto mitologico, una parata di Zeus, Eracle, Ercole, Apollo &Co. per l’Alta Sartoria. La sfilata Haute Couture maschile, proprio come quella femminile, s’ispira al mondo dell’Antica Grecia. E il collegio dei Gesuiti di Sciacca si trasforma in un tempio di stile, con uomini bordati di pepli, pantaloni patchwork, corone di alloro, cappotti e blazer mosaico.
Un nuovo Olimpo, che celebra un’artigianalità tutta italiana. E lascia senza parole.



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