Postcards

Dorsuduro, a Venezia, seguendo il fil rouge del cinema

Carla Diamanti
4 Luglio 2019

Confesso il dilemma. Venezia in centro o fori dal centro? La risposta sembrerebbe scontata – centro! – ma l’idea di trovarmi travolta da un fiume umano non mi convince. Quindi opto per l’alternativa: fuori dal centro. Certo, se per centro si intende quel tratto di strada che unisce piazza San Marco e l’Accademia, passando inevitabilmente per Rialto. Basta allargare di poco il fascio di luce per scorgere un altro centro, quello che comunque è nel cuore di Venezia, ma che risulta ancora meno frequentato, più silenzioso e più autentico. Ho scelto il Sestriere di Dorsoduro e ho scelto di esplorarlo seguendo il fil rouge del cinema. Lontano dai luoghi delle celebrities e da quelli della Mostra del Cinema (tra l’altro a Venezia è stato inaugurato il primo festival cinematografico nel 1932).

Dorsoduro, Venezia che guarda a occidente e che si affaccia sul Canale della Giudecca, suggestivo di sera, quando passeggi sulle Fondamenta delle Zattere e senti i tuoi passi risuonare nel silenzio man mano che ti avvicini alla Punta della Dogana. Dorsoduro, Venezia che appare negli inseguimenti di 007 e nelle incursioni di Indiana Jones. Che risuona nel cellulare di Furio – il personaggio di Carlo Verdone diventato un’icona – e tace, assolata, nelle piazze di Pane e Tulipani (dove la licenza cinematografica consente a un uomo di girare in bicicletta, cosa proibita nella realtà dei fatti).

In compagnia di una guida esperta, che ha messo a punto un percorso che si snoda attraverso le location cinematografiche di Dorsoduro, comincio la mia esplorazione partendo dalla terrazza del Rio Novo, il primo hotel a tema cinematografico, firmato NH. A piedi, il viaggio è una vera immersione nel cinema, uno slalom fra pellicole culto e abili montaggi che accostano angoli di Venezia lontani fra di loro. Magia dello spettacolo, maestria di chi fa volare motoscafi, spuntare archeologi da tombini (per realizzare quello da cui emerge Harrison Ford/Indiana Jones è stato necessario creare una sopraelevazione di tutto il campo San Barnaba, nei cui pressi, peraltro, si trova una delle uniche due barche della frutta di Venezia) o far cadere in acqua (e poi riemergere) la Catherine Hepburn di Summertime.

In poco meno di due ore entro ed esco dai set di Inferno e Tutti dicono I love you, di Casanova e The Italian Job. Ma scopro ponti con una storia particolare (quello “dei pugni” faceva da confine tra due quartieri rivali), chiese con capolavori straordinari (in quella di San Sebastiano c’è un soffitto con dipinti di Paolo Veronese) e persino un Museum Mile che unisce le Gallerie dell’Accademia alla chiesa della Salute, passando dal museo Cini e da quello di Peggy Guggenheim.

Un viaggio diverso, in una città che mi sembra di scoprire per la prima volta e dove tornerò dopo aver letto Venezia Si Gira (ed. Gramese) e aver fatto scorta di consigli e di scorci tratti dai numerosi film a cui Venezia continua a fare da location.

 

 

www.thetraveldesigner.it



Potrebbe interessarti anche