Postcards

Dubai, oceano di sabbia

Carla Diamanti
6 dicembre 2018

Tutto nacque da una perla. Quasi un segno del destino. Dici perla e ti vengono in mente eleganza, essenzialità, ricchezza, i punti su cui Dubai ha costruito il suo mito. Le perle furono la prima fonte di introiti, prima degli approdi sulla costa, prima degli scambi internazionali, prima della rivoluzione del petrolio, più che altro dei vicini. Prima della tecnologia, del vetro e dell’acciaio che racchiudono lusso e confort, che si specchiano nelle acque cristalline. Prima del mare e della terra reinventati, con forme che si allungano nel mare diventando isole stravaganti, esclusive, improbabili.

Sulle sponde del Creek, le torri del vento svettavano come sentinelle, proteggendo l’insenatura di mare che divide Deira e Bur Dubai, le due anime di Dubai. Cinte da nastri di asfalto che incorniciano intervalli di verde ai piedi degli sfarzosi palazzi di vetro su cui sfrecciano le auto, complementi della vita quotidiana, qui più che altrove. Il complesso progetto urbano le ha rese indispensabili anche per tragitti brevi, ma nel cuore del vecchio centro ci si può concedere una passeggiata a piedi. Anche se sottoposto a intervento di lifting, non ha perso i suoi tratti caratteristici che ricordano le origini e le celebrano orgogliosamente.

Nel forte Al Fahidi le matite degli architetti si fermano davanti al racconto della vita quotidiana ai tempi in cui l’orizzonte era piatto e i pochi abitanti vivevano nei villaggi aggrappati alle oasi di palme da dattero. Pesi, bilance e setacci raccontano la storia del mare e dei mercanti, di coloro che inconsapevolmente delinearono le future fortune di Dubai. Solcavano il mare a bordo dei dhow, le barche a vela che navigavano tra la Penisola Arabica e l’India e che qui gettavano l’ancora prima di riprendere il viaggio. Se ne vedono ancora sul Creek, ed è uno spettacolo. Chi oggi esplora le due sponde del si sposta sui taxi acquatici a motore che traghettano i visitatori verso i suq, con le botteghe stracolme di collane e ciondoli, anelli e orecchini, accanto a spezie, incenso, petali di rosa, abiti in cotone e stoffe di seta. Alle spalle del mare e del litorale frastagliato, il Quarto Vuoto riprende il controllo sull’orizzonte e sulla gente. Lui, il deserto di Rub Al Khali, torna prepotentemente protagonista della scena. Sono le sue ripide vallate scolpite dal vento e le sue dune infinite a ridosso delle basse pianure costiere a disegnare il panorama che divide Dubai dai suoi vicini, gli Emirati Arabi Uniti. O che forse li unisce. Perché il deserto non conosce limiti, confini, distanze. Il deserto inghiotte, rapisce e affascina con la sua immensità che mozza il fiato.

 

www.thetraveldesigner.it
www.facebook.com/thetraveldesignerita


Potrebbe interessarti anche