Leggere insieme

Due piccoli trolley

Marina Petruzio
16 dicembre 2017

Due piccoli trolley è un albo scritto e illustrato da Conc, nome d’arte di Francesco Conchetto, nato da un’idea di Francesca Romana Grasso per Carthusia edizioni.

 

Sin dalla copertina, dal titolo prima, un’immagine desueta per un albo illustrato. Non ci sono animali né reali né antropomorfi, gli umani hanno solo gambe frettolose che si incontrano al centro di una composizione decentrata, il restante corpo lo si può solo immaginare, fuori campo. Un intreccio cattura l’occhio. Due ragazzini si incrociano, trascinano le loro valige, sono un maschio e una femmina, si superano ma non i loro trolley. Loro restano impigliati, uno all’altro, un incastro impossibile da risolvere come in un gioco di anelli.

Poi, nei risguardi, un litigio: conteso un trolley ma non solo…un figlio o una figlia.

Una miriade di coppie litiga, strattona il trolley, se lo contende, lo tirano di qua e di là. Si fronteggiano a muso duro, sono sagome marezzate come ombre quando si guarda da un altro luogo. Le braccia si alzano, i pugni si chiudono, tirando e non mollando qualcuno cade. La voce si alza. Ma siamo in un libro, possiamo solo immaginare guardando.

La storia, quella di sottofondo, è quella che tanti bambini di genitori separati si trovano a vivere: una vita cinque giorni più due. Un po’ di qua e qualcosa di là e viceversa. Due case, due camere, una scuola, due modi di vivere e di pensare vita e futuro. E un trolley, uno solo, quello che è con te in quei +2, quello con il quale traghetti da un luogo a un altro luogo, quello che è così luogo e casa e tuo che gli hai dato un nome: quello di Giulia è Kitty. Non chiamatelo solo trolley per favore. Trolley sono tanti, tutti, è una specie, Kitty è quel trolley. Voce narrante dell’albo è il trolley di Andrea. È venerdì e dopo scuola, al trillo della campanella, la corsa giù per le scale trascinandosi dietro il trolley, l’attenzione sollecitata a trovare un’altra auto ad attenderti, quella del venerdì.

Il focus sono gli oggetti. Un momento per richiamare l’attenzione a guardarli, ma soprattutto capirli, capire il loro ruolo di luoghi, ovvero posti dentro ai quali, averne rispetto. È un luogo personale il trolley di Andrea e Giulia e di tutti gli altri che loro rappresentano. Se lo preparano da soli, imparando a proprie spese a riempirli, e dentro il proprio mondo portato di qua e di là, quegli oggetti significativi, che rappresentano uno stato d’animo o che significano casa per te, con i quali la malinconia si stempera, con i quali le cose sono un po’ più possibili, forse… qualcosa di proprio. Luoghi privati.

Così privati che se per caso un incidente…Andrea, di fretta, lo riempie alla rinfusa, prima i libri e i quaderni di scuola e poi tutto il resto, ma in classe ecco presentarsi il problema: i libri necessari sono sotto alle proprie cose, si apre là zip sbagliata e il contenuto del trolley si sparge sul pavimento di classe. Andrea è all’improvviso nudo, le sue cose sparse qua e là parlano di lui, dei suoi genitori, delle loro diversità. I compagni ridono. Mercanzie le chiamerà l’insegnante. Andrea forse si sentirà svestito. Oggetti privati. Giulia nasconderà il viso tra le sue braccia quando un’auto investirà il suo trolley spargendo sull’asfalto le sue cose. Non basterà il gesto di Andrea, quel raccoglierli veloce, quel non lasciarli lì, per terra, in mezzo a una strada.

Un ulteriore osservazione riguarda le illustrazioni. Colorate, sonore, cambiano continuamente punto di vista al lettore, spostando la prospettiva da un primo piano a una vista dall’alto, da una forma reale a una situazione percepita modificando i volumi, le grandezze. Sfalsando i piani, alleggerendo o approfondendo i toni, l’eco di rimando riporta alle emozioni, agli stati d’animo di chi forse un po’ di attenzione la deve sempre prestare: a sé e al proprio trolley.

 

Due piccoli trolley
Testi e illustrazioni di Conc
Edito Carthusia Edizioni
Euro 20
Età di lettura dai 6 anni

 


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