Il mio punto di vista

Ecco a voi le super mamme Ilaria Bonacossa e Titti Quaggia

Gabriella Magnoni Dompé
21 ottobre 2012

Care amiche lettrici buongiorno!

Rieccoci al nostro settimanale appuntamento con Mamme in Carriera, il programma espressamente dedicato a tutte quelle che, come voi e come me, quotidianamente si danno da fare per gestire al meglio l’universo familiare e quello professionale. Ecco cosa è successo durante la puntata del 17 ottobre andata in onda su Easybaby, canale 137 di Sky:

Oggi abbiamo deciso di parlare di un tema a volte un po’ trascurato, cioè il nostro essere donne, oltre che mamme. Secondo voi, ribaltando il vecchio detto secondo cui dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, anche dietro ad una grande mamma c’è sempre un grande papà?

Per questo ho invitato nel mio salotto Ilaria Bonacossa, critica e storica dell’arte, nonché curatrice, e Titti Quaggia, responsabile rapporti istituzionali Nazionale Italiana Cantanti, charity lady, oltre che vulcanica mamma – ben quattro volte – e nonna di due nipotini.

E allora cominciamo subito chiedendoci: qual è il ruolo dei mariti nella gestione dei figli e nell’organizzazione familiare? Appoggiano le loro compagne nella crescita professionale venendo loro incontro?

Titti racconta: “Mio marito ha voluto quanto me che io mi realizzassi, anzi mi ha spronata nella mia opera di sostegno e aiuto ai più sfortunati. Per di più mi ha sempre dato un grosso aiuto economico, dato che la mia attività è no profit e quindi non percepisco stipendio. Non si può dire però che come padre sia stato ineccepibile, anzi, talvolta è stato a dir poco dannoso! Quando i ragazzi erano piccoli e c’era da correre a scuola per il ritiro delle pagelle a fine anno scolastico latitava, per non parlare poi di quando bisognava sgridarli per le marachelle combinate: minimizzava sempre tutto con qualche battuta scherzosa, ed ero io a fare sempre la parte della cattiva”. Un papà simpatico, suvvia, diamogli qualche attenuante.

Ilaria ha invece un papà casalingo: lavora come tutti gli altri, ma ha certamente una marcia in più nell’assumersi molte tra le incombenze della quotidianità familiare. Un esempio? E’ lui l’ottimo chef di casa. In molte certamente la invidieranno… Un vero paradiso!

Mi ha molto colpito leggendo la biografia di Ilaria scoprire un aneddoto davvero fuori dal comune: nel 2007 è stata membro della giuria per l’assegnazione alla Biennale di Venezia dei Leoni d’oro. A quel tempo la piccola Margherita aveva appena un mese e mezzo, e così ha deciso di portarla con sé per non dover smettere di allattarla. Era un’occasione più unica che rara e non si poteva davvero rinunciare: così si è imbarcata in questa grande avventura cercando di conciliare pargoletta e impegni veneziani. Ad orari stabiliti, grazie alla disponibilità della nonna e del papà, la bambina le veniva portata a mo’ di pacchettino per avere la sua pappa tra le diverse sedi e i padiglioni della Mostra. Mi racconta quanto siano stati disponibili e solleciti gli altri membri internazionali della giuria, tra cui il direttore del MACBA di Barcellona e quella di Whitechapel, che con assoluta serenità si sono offerti a turno di spupazzarsi un po’ il fagottino di Ilaria per non farla stancare troppo. Una cosa fantastica!

Ben diversa da quello che è capitato a Titti 30 anni fa, quando scandalizzò tutti allattando la sua piccola dopo una sfilata di moda…

In effetti si sa, all’estero sono sempre più avanzati da questo punto di vista. Ad esempio, anche la figura del papà è assolutamente integrata nell’ambito di quella che è la spartizione dei compiti e l’organizzazione a casa. Infatti direi che il problema è più limitato all’Italia… ma forse le cose pian pianino stanno cambiando. Anche il nostro Paese sta raggiungendo livelli internazionali e capendo che le donne che lavorano e riescono a sentirsi realizzate anche quando sono mamme rappresentano un input positivo per l’intera società. C’è poi da dire che con questa crisi imperante due stipendi in famiglia sono decisamente meglio di uno solo.

Ma allora il tempo e l’impiego di energie nell’accudire i figli sono perfettamente bilanciati tra mamma e papà? No, questo no.

Ilaria si autodefinisce come “la persona responsabile” in famiglia, Paolo invece è “il supplente”. Ma un ottimo supplente: certo, bisogna avvisare per tempo e mettersi d’accordo, però è sempre presente e sa farsi carico di tutto quando lei non c’è per lavoro. Però qui ci vuole una puntualizzazione: Ilaria, come molte altre, confessa di aver scelto volontariamente di assumersi la gran parte della gestione familiare: “A me piace mantenere sempre il mio ruolo e non voglio affatto che lui faccia il mammo! Forse quello che tutte noi vorremmo sarebbe non una divisione fifty-fifty, ma essere considerate eroiche proprio per il fatto di riuscire a mantenerci delle brave professioniste, ma anche delle mamme presenti”.

Titti la pensa in modo diverso. Mi racconta di aver provato più volte ad affidare a suo marito qualche incombenza casalinga, ed è finita con una richiesta molto esplicita: “Mamma, cucina tu per favore. Papà, torna pure a fare il notaio”. In realtà siamo noi donne a volerci assumere tutte – o quasi – le responsabilità nell’accudire i pargoli. Insomma, il ruolo è rimasto quello tradizionale della mamma chioccia all’italiana: siamo noi a cucinare, a gestire gli impegni scolastici, a rimanere a casa dal lavoro quando i bimbi hanno l’influenza. Ma attenzione: questa deve essere una scelta condivisa nella coppia, non un’imposizione!

Infine chiudiamo con un volo a vista su un tema delicato quanto personale: spesso e volentieri dopo la maternità il rapporto con il nostro partner cambia radicalmente. Noi diventiamo troppo mamme e sono i papà a sentirsi abbandonati.

In effetti se è difficile riuscire a barcamenarsi tra lavoro, bimbi, commissioni e spesa, è ancor più difficile trovare del tempo anche per il proprio compagno. Ilaria mi spiega: “Nella tua testa pensi che il papà dei tuoi figli è un adulto, una persona che hai scelto e che quindi capirà, anche se lo trascuri un po’ per un anno, un anno e mezzo. Ma non è affatto così: gli uomini sono gelosi dei bambini” ammette. “La soluzione? Curarli, coccolarli e coprirli di attenzioni, possibilmente sessuali… il problema sta tutto nel dove trovare l’energia per farlo!”.

La ricetta di Titti è un’altra, ma secondo me si ricade sempre sullo stesso punto: ritagliarsi dei momenti insieme, viziarsi con qualche prelibatezza cucinata con amore, insomma un intimo tet a tet. Del resto si sa: gli uomini italiani si prendono per la gola.

Ma detto questo è meglio che mi fermi e passi direttamente ai saluti…

Vi lascio in dono la mia tradizionale rosa virtuale – in onore della mia Rosyana – e vi aspetto la settimana prossima! Non dimenticatevi di scrivermi sulla nostra pagina facebook!

La vostra Gabriella Magnoni Dompè

A cura di Virginia Grassi