Il mio punto di vista

Ecco a voi le super mamme Lorella Capparucci e Umberta Gnutti Beretta

Gabriella Magnoni Dompé
28 ottobre 2012

Mie care amiche, lettrici, mamme,
benvenute ancora una volta al nostro settimanale appuntamento con Mamme in carriera, il programma interamente dedicato ai piccoli e grandi problemi quotidiani delle mamme che lavorano. La puntata del 24 ottobre andata in onda su Easybaby, canale 137 di Sky, è stata interamente dedicata ad un tema a me molto caro: come i figli percepiscono e vivono il lavoro dei genitori.
Mia madre può essere considerata come una sorta di antesignana delle mamme in carriera di oggi. Era una donna impegnatissima, sempre presa a gestire la sua attività e io da bambina ne ho molto sofferto; non capivo come mai lei non passasse tutto il suo tempo con me e come mai spesso non fosse presente. Di fatto, a quei tempi non era uso coinvolgere i figli nel lavoro dei genitori, men che meno nella vita professionale di una mamma. Io non capivo, non me ne facevo una ragione. E in seguito questo è stato un problema non facile da superare. Oggi non voglio che accada la stessa cosa a mia figlia: infatti cerco sempre di spiegare e raccontare alla mia Rosyana quello che faccio e dove mi trovo. E proprio grazie a ciò, non solo lei non risente del fatto che sono una mamma super impegnata, ma anzi ne è fiera.

Per la mia chiacchierata di oggi, ho quindi deciso di condividere le mie esperienze e di confrontarmi con due mamme meravigliose: Lorella Capparucci, giornalista di lungo corso de Il Giorno, e Umberta Gnutti Beretta, amica di una vita e già cara conoscenza di Luuk Magazine, una donna che ha fatto del sociale una vera e propria attività.

Partiamo allora da Umberta, che ha avuto una storia che al giorno d’oggi può considerarsi davvero atipica: quando è diventata mamma infatti ha avuto la fortuna di poter scegliere cosa fare, andando a vivere all’estero con suo figlio. Ha infatti deciso di abbandonare il lavoro in azienda con suo padre e di trasferirsi con il marito negli USA mentre era incinta…il piccolo Carlo è nato lì dopo pochi mesi! Archiviato apparentemente il lavoro, di fatto si è inventata una serie di occupazioni collaterali per evitare di rimanere in casa senza fare nulla. “All’inizio, a New York i miei problemi erano forse opposti a quelli che solitamente vivono le altre neomamme – mi spiega – non volevo che mio figlio mi vedesse come unica figura di riferimento e quindi mi sforzavo di non farlo vivere simbioticamente con me. Uscivo di casa, cambiavo le tate, mi inventavo dei lavori, come andare con il direttore dell’azienda di mio marito a fare acquisti per il negozio della Beretta. Insomma, cercavo di impegnare il mio tempo lontano da lui, lottando quotidianamente contro il mio naturale senso di attaccamento materno”.

Anche secondo Lorella è importante costituire una rete di affetti che possano coprire le eventuali assenze del genitore, in maniera che il bambino non ne soffra. Del resto, il vecchio detto africano per cui per allevare un bambino ci vuole un villaggio calza a pennello, e infatti l’educazione dei figli va il più possibile diversificata. Certo, va cercato un equilibrio, un equilibrio spesso difficile: non bisogna essere troppo mamme, ma nemmeno si può esserlo troppo poco, non si deve essere delle presenze ingombranti, ma non va bene nemmeno l’assenza. “Una mamma prende delle decisioni, e senza ipocrisia decide cosa vuole e cosa può fare in quel momento. Se ad una persona capita l’occasione di una vita, anche se in quel momento è mamma, perchè non dovrebbe coglierla? – e su questo direi che la nostra giornalista ha perfettamente ragione – Io dunque farei una distinzione tra le occasioni che ci si presentano: quelle che possono correre via e quelle che invece vanno afferrate al volo. Poi ci sono modi di comportarsi, e io mi rivedo in questi, in cui si lavora lo stesso moltissimo, ma si fa un passo indietro, ci si “nasconde”. Nel giornalismo, ad esempio, può capitare di dover seguire un caso che richiede una trasferta. Quando ero una neomamma ho continuato con la mia carriera, ma preferivo lavorare in redazione e non dover dormire fuori la notte.”

Insomma, non esiste la ricetta perfetta per essere una buona madre. Ma esiste la scelta. La scelta di passare più tempo con i nostri bambini, soprattutto quando sono piccoli, accantonando per un momento il lavoro.

Per costruire una figura di madre il più possibile soddisfacente Umberta mi spiega che ha cercato di pensare a quello che le succedeva da bambina: sua mamma si occupava unicamente della casa, ma questo lo ha apprezzato solo una volta divenuta adulta.”Da adolescente ambiziosa quale ero l’ho quasi sempre criticata. Io invece ho voluto che mio figlio vedesse una madre attiva, dinamica, occupata anche in qualcosa che vada al di là dell’ambito domestico. Sin da quando era piccolo gli ho voluto dare un esempio di donna intraprendente”.
Una mamma e una donna a tutto tondo, dunque, ma anche capace di coinvolgere e spiegare. Umberta, infatti, ha sempre portato Carlo nelle aziende di famiglia e, con varie mansioni a seconda dell’età, lo ha reso partecipe delle sue attività sociali, in particolare dei numerosi mercati di raccolta fondi di cui si occupa da anni. “Finchè era molto piccolo vendeva le figurine – mi spiega – mentre ora mi aiuta a gestire degli interi settori di vendita”.

Anche Lorella ha fatto appassionare suo figlio, un po’ per gioco, un po’ per scherzo, nel suo lavoro: amante dello sport ipotizzano assieme i titoli dei giornali del giorno successivo.
Di fatto l’esempio dei genitori è fondamentale e formativo per l’educazione di ogni bambino. Dunque il lavoro entra sempre più a far parte della vita dei nostri figli; e se gli si fa capire perchè il genitore talvolta può mancare da casa, cosa fa e dove va, certamente riuscirà ad affrontare con serenità questi distacchi, a viverli in maniera positiva. Così anche noi possiamo mettere a tacere i nostri sensi di colpa se facciamo un po’ tardi alla sera o se manchiamo qualche weekend – certo, sentirsi dispiaciute nello stare lontane dalla famiglia è un po’ inevitabile.

Insomma: “Quotidianità sì, ma senza oppressione”. Solo il tempo potrà giudicare quello che abbiamo o non abbiamo fatto, se siamo state o non siamo state delle buone madri. “Io nel mio piccolo ho cercato di dare una quotidianità, perchè non credo alla favola che conta la qualità del tempo da passare con loro. Ripeto: si fanno delle scelte.” conclude Lorella. E Umberta è d’accordo: “Nella mia vita professionale io non ho fatto rinunce, ho semplicemente fatto scelte. All’inizio quella di lasciare il lavoro e di volare a New York con mio figlio; in seguito ho ripreso a dedicarmi alla carriera, ma è sempre stata una mia libera decisione, e non un obbligo”.

Siamo capaci di regalare serenità in casa? Di lasciare i loro spazi a questi piccoli uomini e donne di domani, pur rimanendo dei genitori presenti? Senza far loro mancare l’affetto, ma anche l’aria per respirare e diventare autonomi? Incrociamo le dita.
Con questa riflessione concludo e vi saluto con l’ormai tradizionale rosa virtuale che simboleggia la mia Rosyana – oggi l’ho proprio pensata tanto mentre lavoravo…non ridete sotto i baffi: cuore di mamma!

Alla prossima puntata e non dimenticatevi di scrivermi sulla nostra pagina facebook.

 

La vostra Gabriella Magnoni Dompé

 

 

A cura di Virginia Grassi