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Ecco perché non vediamo l’ora di vedere il film su Vivienne Westwood

Martina D'Amelio
1 Febbraio 2019

L’immagine della locandina del film: tutto un programma…

S’intitola “Westwood: Punk, Icon, Activist” il docu-film dedicato alla poliedrica personalità di Vivienne Westwood. Nata da un’idea di Lorna Tucker, la pellicola si propone di raccontare la storia della designer britannica attraverso materiali d’archivio, filmati inediti e testimonianze. Ecco perché non vediamo l’ora di vederlo.

Approderà nelle sale italiane dal 20 febbraio, distribuito da Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema, ma sta già facendo parlare molto di sé. Il film dedicato a quella che tutti riconoscono come l’icona punk della moda racconta di una donna forte, capace di lottare e difendere a tutti i costi il proprio passato, il proprio nome e il proprio brand. Anche oggi che ha 77 anni e presiede ancora il suo impero: “Quando mi chiedono se andrò in pensione, rispondo che chi lo decide, lo fa per dedicarsi finalmente alle cose che ama. Ma io faccio già quello che amo!”.

Vivienne al lavoro in atelier

L’idea.Era il 2008 quando Vivienne chiese a Josh Homme (Queens of the Stone Age) e Unkle di collaborare a una canzone rap scritta da lei per sensibilizzare l’opinione pubblica verso l’organizzazione Liberty. Nel frattempo io stavo iniziando la mia carriera, girando video musicali e proprio in quel periodo incontrai Vivienne, con cui presto diventai amica”, racconta la regista Lorna Trucker. Londinese, ex modella e con una vita difficile alle spalle, vissuta tra dipendenza alla droga e abbandoni: il personaggio perfetto per guidare l’anticonformista Vivienne sullo schermo e nella vita. Infatti, il loro rapporto è presto sfociato in alcune collaborazioni minori, fino alla proposta del docuentario Westwood: Punk, Icon, Activist. Un lavoro iniziato ben 3 anni fa: le riprese sono state realizzate in tutto il mondo, seguendo la stilista da vicino nei suoi molteplici impegni, da quelli attivistici a quelli di atelier.
Il risultato? Non un classico film sulla moda, piuttosto un dettagliato dietro le quinte sulla sua vita a 360°. Ha dichiarato la regista: “Lo scopo del docu-film? Trasmettere il messaggio che se vuoi fare qualcosa, devi farlo e non mollare mai”.

Vivienne in passerella, in occasione del finale della sua sfilata SS18

Una rivoluzionaria dalla visione artistica. Il film parte dalle origini di Vivienne e narra la sua ascesa verso il successo. Non tutti sanno che la sua carriera nacque, letteralmente, dal nulla. La “ribelle” della moda veniva al mondo l’8 aprile 1942 in un piccolo villaggio del Derbyshire, in Inghilterra, con il nome di Vivienne Isabel Swire. Si trasferisce a Londra a 17 anni. Correvano gli anni Settanta e lavorava in un sexy shop nel West End; fu l’incontro con Malcom McLaren, impresario e manager dei Sex Pistols e poi marito (nonché padre del figlio Joe Corré), a cambiare la sua vita. Poi la nascita della sua prima collezione, presentata nel 1972. E la sfilata d’esordio nel 1981 a Londra, con la linea Pirate (finita nientemeno che nelle sale del Victoria and Albert Museum di Londra). Il resto è storia, anche dei giorni nostri, con l’apertura dei nuovi flagship store a Parigi e New York e i più recenti traguardi portati a segno dalla designer. Anche se è il racconto della sua vita spregiudicata il centro intorno a cui ruota la pellicola: impossibile non citare il matrimonio, nel 1992, con lo studente d’arte austriaco di 11 anni più grande Andreas Kronthaler, che oggi è al suo fianco nel management e alla direzione creativa dell’azienda.

Westwood nel corso di una delle sue manifestazioni contro i cambiamenti climatici

Le testimonianze esclusive. Il film è scandito non solo dalle dichiarazioni di Vivienne, ma anche dalle testimonianze di persone vicine alla stilista. Una su tutte, appunto, Andreas Kronthaler (“C’è una Vivienne stilista, una Vivienne attivista, e una Vivienne persona. Mi piacciono tutte, ma preferisco la Vivienne persona”, dice a proposito della moglie) e poi amici, familiari e collaboratori. Non mancano gli interventi di alcune delle sue modelle più celebri: “le sue sfilate erano oltraggiose”, afferma Kate Moss. E racconta un episodio curioso: nel backstage di una sfilata, la Westwood l’ha abbracciata e le ha detto che semmai avesse deciso di avere una storia con una donna, sarebbe stata proprio lei.

Dal canto suo, Naomi Campbell nel film la definisce una “regina”. Entrambe le top sono tuttora legate a Westwood da un rapporto di amicizia.

I coniugi Westwood al Circolo Polare Artico per Greenpeace in una scena del film

L’impegno attivistico.Impiega la stessa passione e determinazione sia quando lavora nel suo showroom fino a tardi, sia quando manifesta a Westminster contro i cambiamenti climatici. La sua palpabile inclinazione alla ribellione e la sua morale anti-sistema sono alla base di tutte le sue azioni” ha raccontato Tucker. E infatti proprio l’impegno di Vivienne nella difesa dell’ambiente è parte preponderante del docu-film.

Alcune riprese sono state svolte persino al Circolo Polare Artico, in occasione della missione di sensibilizzazione di Greenpeace verso i pericoli del cambiamento climatico. E ancora, in Westwood: Punk, Icon, Activist Vivienne è alle prese con la campagna contro il fracking, la tecnica innovativa per estrarre gas naturale anche da sorgenti non convenzionali. “Con i suoi interventi in giro per il mondo è stata capace di sensibilizzare profondamente sui temi ambientalisti. La passione e l’impegno con cui applica alla propria azienda il senso della sostenibilità, ecco, per me è più forte di tante marce. Il suo attivismo non sono parole, si traduce in un’azione che mette in in discussione la sua stessa azienda, che sia per questioni ambientali o perché non le piace la sua collezione. Non poteva mancare nel film”, dichiara Trucker.

Una pellicola intima e combattiva insieme, che racconta diverse anime di una sola, inimitabile, personalità dei nostri tempi: da non perdere.

 

 

 

 

 

 



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