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Ecologia del corpo: ortoressia no grazie

Marco Pupeschi
4 maggio 2018

Dell’ortoressia e delle malattie alimentari non se parla mai abbastanza e non proprio nella maniera più corretta. Sta facendo molto discutere la dichiarazione del nutrizionista svizzero, Jurg Hosli, secondo il quale uno dei più grandi tennisti dei nostri tempi potrebbe essere ammalato di ortoressia. Le diete e l’ossessione per una sana alimentazioni che hanno permesso al campione di raggiungere prestazioni eccezionali, hanno finito per danneggiarne il suo metabolismo irrimediabilmente. Il primo a descrivere l’ortorossia come una patologia fu il dietologo Steve Bratman nel 1997. Con il termine ortoressia si intennde un disturbo alimentare dovuto da una abnorme attenzione alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche. E’ una nuova malattia frutto della società globalizzata dei media, dove le persone sono continuamente ricevono informazioni su ciò che fa bene o fa male alla salute.

L’ortoressia induce un comportamento simile a quello delle persone che soffrono di anoressia o bulimia nervosa; la differenza sta nel fatto che gli anoressici e i bulimici si preoccupano della quantità del cibo, gli ortoressici della qualità. I rischi che corrono gli ortoressici sono identici a quelli delle persone anoressiche e bulimiche.

Lucio Rinaldi, psichiatra e responsabile area per disturbi alimentari del Policlinico Gemelli di Roma in una recente intervista ci ha messo in guardia da questi stili di vita. Specialmente alle nuove generazioni viene esaltato il “non bisogno del cibo” fino ad essere un modello di identificazione o addirittura un’identità gruppale in cui riconoscersi. Non bisogno fare dell’allarmismo ma casi clinici in Italia sono in aumento. Prevenire è meglio che curare, se a consigliarci sono poi degli esperti coscienziosi allora possiamo stare tranquilli.


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