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Edimburgo, un raggio di sole

Carla Diamanti
30 Maggio 2019

Risalgo la china. Ma questa è davvero speciale. Parto dal basso, dove il palazzo di Holyrood segna l’inizio di un percorso unico. Procedo verso la fortezza, aggrappata al suo costone di roccia e abbracciata dalla città vecchia, che si è fatta largo fra le nebbie del Medioevo modellandosi attorno alle stradine acciottolate e ai “closes”, i piccoli cortili nascosti fra le dimore di nobili e mercanti. Perdendosi fra le deviazioni dalla strada principale, non sorprende che Edimburgo abbia acceso la fantasia di scrittori che hanno generato miti della letteratura. Il dottor Jeckyll e Mr. Hyde, molto tempo prima di Harry Potter nato – pare – fra le porcellane e le teiere dell’Elephant House. Accompagno la mia tazza di tè caldo con uno scone ricoperto con la densa panna addolcita da un cucchiaio di marmellata e dall’immancabile fetta della tradizionale fruitcake impastata con i canditi. A due passi, nel museo dedicato agli scrittori, i cimeli di Robert Louis Stevenson, padre del “misterioso caso” della metamorfosi più celebre della letteratura inglese, sono esposti insieme a quelli di altri due altri grandi scrittori scozzesi, Robert Burns e Sir Walter Scott (la stazione ferroviaria porta il nome di una delle sue raccolte di racconti, Weaverly).

Sarà per questa salita, per il colore delle case, per gli incroci di filo nei tartan esposti nelle vetrine, ognuno con una storia, clan e tanti aneddoti da raccontare. Sarà per i fiumi d’inchiostro, per il cardo che ne incarna l’essenza, per l’armonia fra le sue due anime – quella della città vecchia attorno alla fortezza e quella nuova, in stile neoclassico – sarà per le sue tazze di porcellana o per le truppe colorate che in kilt risalgono la mia stessa china dirette verso il castello, suonando le cornamuse. Sarà per questo che Edimburgo suscita un sospiro, evoca il desiderio di scoprirla, rimane un ricordo indelebile? Penso a tutto questo mentre risalgo il Royal Mile, che in realtà non esiste sulle carte geografiche perché è soltanto un soprannome dato alle tre strade che si seguono unendo la sontuosa Holyroodhouse al Castello e che diventano il palcoscenico per le sfilate del Royal Military Tattoo, l’evento più atteso dell’estate scozzese. Guidati dal suono delle cornamuse, da ogni angolo del mondo arrivano emigrati di ogni generazione, richiamati dall’appartenenza, da quel kilt con le pieghe che va indossato secondo un rituale preciso che si tramanda in ogni famiglia, da quei fermagli e da quel borsello da legare ai fianchi ma che gli stilisti interpretano in originale borsetta per ogni occasione. Mentre su una parete della National Gallery il reverendo Robert Walker pattina sul Duddingston Loch, i raggi del sole richiamano una folla inaudita verso l’ampio giardino, proprio di fronte. Così, Edimburgo emerge dalle nebbie e si trasforma per un momento in una città dal sapore (quasi) mediterraneo.



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