Leggere insieme

Eravamo in dieci

Marina Petruzio
7 Luglio 2019

Seguendo quel sentiero sottolineato da una linea nera spessa e irregolare, illuminato solo dal fascio giallo della torcia, i piccoli personaggi, una banda di dieci sagome bizzarre, diEravamo in dieci”, primo albo illustrato di Nine Antico, fumettista francese, hanno trovato ne L’Ippocampo edizioni e in particolare nella collana Ragazzi il posto giusto dove stare. Il risultato è un albo raffinato per illustrazione, giocoso per testo e molto divertente.

Nel risguardo di apertura si delineano quei dieci, come in uno storyboard appuntati per tenerne memoria e per non dimenticare che nome e personaggio vanno a braccetto, che ognuno di loro ha un costume, e di quel costume è forte. In tabarro, tuba e occhialini tondi – se non li ha non ci vede – è Manù; Costanza in zucca sembra essere uscita o stare per recarsi ad una festa per Halloween; Arrigo opta per essere uno squalo almeno una volta nella vita e Miranda è qualcosa che si avvicina a un gringo. Donata in tricorno; Sofia occhi coperti da un fazzoletto come un bandito con torcia in mano; Cecilia damina; Bruno un moderno Pinocchio col bastone della volpe; Martino in tuta da lavoro come un ladro dei fumetti e Manolo, un po’ schivo, con la sua borsa a tracolla e gli occhiali neri. Ad alcune mani bastano poche righe e del colore per raccontare riccamente. Erano dieci e così mascherati – irriconoscibili – attendevano la sera giusta, quella che viene inghiottita da una notte fonda dove in assenza di luna, cielo e mare diventano uno, per attuare il loro piano, la marachella del secolo: fuggire dal collegio che li ospita per le vacanze. Eravamo in 10 E NON ci spaventava PROPRIO NIENTE…e a questo punto si è nel libro. La notte è fonda tutto è silenzioso, su quello scuro si disegnano i profili delle alture dell’isola, la macchia mediterranea, agavi, pini marittimi, cactus, cespugli e rocce. E dieci bambini colorati che vivono la loro avventura, sono assieme, nulla li spaventa, nulla temono, sono felici saltano, scherzano, sghignazzano, perlustrano un intorno sconosciuto con quell’emozione che percorre tutta la schiena, resa frizzante dall’aver contravvenuto ad una regola: dall’essere fuggiti, usciti di nascosto.

E mentre il loro piano si snoda in un su e giù di sentieri impervi e stretti, in fila, come i piselli nel baccello, tra ponti e passaggi immaginati segreti, rocce da scalare alla conquista dell’isola, alla volta del castello con il ritmo della scorribanda, anche l’occhio del lettore ne resterà coinvolto. Se a sinistra il testo è isola nel bianco della pagina e canta di chi erano e di cosa facevano, sulla pagina di destra l’illustrazione si sposta, come un sipario tirato a mano si fa a destra o a sinistra, si alza e si abbassa, seguendo i capricci della parte narrata per parole senza chiudersi mai completamente. Così l’occhio corre su quello scritto e rincorre l’immagine incalzata dallo stesso che trova la sua rima nel nome di quei dieci, mano a mano che per un motivo e per un altro, quando la fuga non pare più così allettante – sarà il buio – cominciano a defilarsi. Martino farà un pisolino, Manolo resterà solo, Miranda farà quella che comanda e via così. E se prima tutti assieme si era spavaldi e non si temeva niente chiaro è che sulle prime defezioni chi resta fa spalluccia e seguita fiero, ma dacché ci si conta sulle dita di una mano procedere contempla una presa di coscienza che porta a un E QUASI NIENTE ci metteva PAURA passando da UN FILINO DI PAURA sino a con una CERTA PAURA, perché si sa solo l’unione fa la forza.

La percezione è che la fuga porti a girare in tondo, che su un’isola non è neppure così atipico. Da che, chi calandosi dalla finestra col classico lenzuolo annodato, chi saltando su un tetto basso e poi giù in giardino, chi semplicemente scavalcando la finestra, si lascia il collegio il sentiero sembra portare a una casa e poi al vecchio castello abbandonato per procedere verso il faro, passare dalla spiaggia per un bagno notturno e risalire tra quei massi che riportano al collegio. Chiunque abbia abbandonato l’impresa preferendo la sicurezza della propria camera e il morbido del proprio letto è rientrato sui suoi passi, l’unica a compiere tutto il giro, rientrare su un chiarore che comincia a percepirsi sul blu di cielo e mare, è Sofia, colei che recava la torcia bendata come uno scassinatore misterioso, colei che dà voce a quella che non è una filastrocca ma più una tiritera che contempla un conto alla rovescia e una presa di coscienza dei fatti come quello ineluttabile di essere rimasta sola: Ero sola E MORTA DI PAURA, fantasmi e ombre si addensano, non ci sono cespugli o fiori d’agave ai quali attaccarsi per rotearvi attorno, ma solo una certa fifa che tutto modifica. E ci si ritrova a correre per la paura sì!, ma di farsi addosso la pipì!

 

Eravamo in dieci
di Nine Antico
tradotto da Margherita Botto
edito L’Ippocampo Ragazzi
€15
età di lettura dai 6 anni



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