Arte

Ermitage: il gioiello degli Zar

Luca Siniscalco
16 marzo 2013

Parlare di arte in Russia comporta l’apertura di scenari straordinariamente ampi e fecondi, capaci di gettare gli interessati in un mondo affascinante e variegato. La posizione liminale della Russia, stretta fra Europa ed Asia, si manifesta in una rivendicazione di identità storica, religiosa, politica e culturale, perno attorno cui si muovono le teorie eurasiatiste contemporanee all’interno di un più ampio paradigma multipolare.
L’arte non fa eccezione nel delinearsi come dimensione veracemente peculiare ed autentica. Un tracciato in cui la sacralità delle icone russe, testimonianza di una spiritualità ortodossa ancora portatrice del Sacro, si scontra, per trovare d’altro canto spesso modalità di dialogo, con l’arte novecentesca ufficiale, ispirata ai dettami del socialismo reale. Un percorso ove lo stagliarsi di chiese fastose si incrocia con la creatività di pittori figurativi e descrittivi, ma anche con le prime tendenze dell’arte d’avanguardia: il futurismo, il suprematismo (K. Malevič, L. Popova) e l’arte non figurativa (Tatlin, V. Kandinskij). Una cultura al cui interno Marc Chagall e Nicholas Roerich possono stimolare in modo eterogeneo, ma altrettanto potente sotto un profilo estetico, l’immaginario collettivo di un popolo presso cui misticismo e materialismo dialettico non cessano di confrontarsi.

Restringendo il campo, in base alla necessità di fornire in uno spazio ridotto una suggestione significativa dell’essenza dell’arte in Russia, intendo presentare un museo imprescindibile, in quanto duplicemente foriero di prospettive artistiche: scrigno di arte ed insieme epifania artistica. Si tratta del Museo statale Ermitage di San Pietroburgo, stupendo palazzo che ospitò la corte degli Zar Romanov sino alla Rivoluzione d’Ottobre del 1917, oggi spazio espositivo diretto ad offrire al pubblico una inestimabile ricchezza artistica.

Quest’ultima comprende ampie sezioni relative alla cultura russa, analizzata nelle sue più diverse sfaccettatture, e a quella orientale, percorsa nella sua vastità, da Cina a Giappone, da India a Thailandia, dall’antico Iran all’arte islamica. Sono tuttavia le sale dedicate all’arte occidentale quelle più adatte, per familiarità culturale, a suscitare nel visitatore europeo la consapevolezza del valore pregnante del museo; Beato Angelico, Caravaggio, Giorgione, Raffaello, Tiziano, Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Claude Monet, Pablo Picasso, Vincent Van Gogh, sono solo alcuni dei celeberrimi artisti ospitati presso il museo. La presenza presso l’Ermitage di numerose esposizioni temporanee non può che offrire ai visitatori nuovi stimoli culturali, in costante dialogo con il patrimonio del palazzo. Possesso immenso se si considera che il museo contiene più di tre milioni di opere ma l’estensione dei pur ampi spazi permette l’esibizione di “soli” sessantamila pezzi. La collezione entra inoltre in costante colloquio con il complesso architettonico comprendente il Palazzo d’Inverno, progettato come residenza imperiale da Bartolomeo Rastrelli e completato nel 1762, e i quattro spazi annessi (Piccolo Ermitage, Grande Ermitage, Nuovo Ermitage, Teatro dell’Ermitage), costruiti nel tempo per ampliare la collezione ideata da Caterina la Grande.

Luca Siniscalco


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