Arte

Esplorando a Milano il Cantiere del ‘900


3 Maggio 2013

Milano si arricchisce con Cantiere del ’900 di un nuovo museo che amplia Gallerie d’Italia e che rappresenta un nuovo spazio di riflessione sull’arte contemporanea e moderna, in dialogo con il vicino Museo del ’900. La storica sede della Banca Commerciale Italiana in piazza Scala a Milano è stata convertita in un grande museo dedicato all’arte del nostro Paese nel secondo Dopoguerra, con opere tra gli anni 1945-1990.
Il Cantiere del ‘900, primo allestimento dedicato alle collezioni del XX secolo di Intesa Sanpaolo, presenta quasi 200 fra le oltre 3.000 di proprietà delle banca frutto delle vicende collezionistiche che hanno portato singoli gruppi bancari – poi confluiti nel gruppo Intesa Sanpaolo – a possedere una collezione del secondo Novecento, unica nel suo genere in Italia.
Gli ambienti sono stati rivisitati dall’architetto Michele De Lucchi ed, il professor Francesco Tedeschi, curatore dell’allestimento, ha scelto l’immagine del “cantiere” come filo conduttore del primo progetto espositivo dedicato all’arte del Novecento per le sue molteplici proprietà e significati.

Nel Cantiere del ‘900 infatti ai visitatori non sarà offerta un’unica chiave di lettura, bensì molteplici soluzioni, anche in relazione al tipo di spazio a disposizione.

Ad ingresso libero, gli spazi espositivi accoglieranno il pubblico fra luminosi saloni di inizio Novecento e sedici sale che presentano opere, autori e movimenti artistici con pannelli che si avvicendano come grandi pagine di un libro.

Dai celeberrimi concetti spaziali di Lucio Fontana a un Guttuso inatteso, tra un materico Piero Manzoni e le geometrie di Bruno Munari, ci si inoltrerà nella via italiana, necessariamente consapevole della propria storia, fino ad arrivare alle correnti dell’arte internazionale, come nel caso della Pop Art.

Un percorso artistico entusiasmante in cui le maggiori tendenze artistiche – Informale, Spazialismo, Movimento Nucleare, Movimento Arte Concreta, Arte Cinetica e Programmata, Arte Povera, Arte Concettuale, Pop Art italiana – sono ripercorse attraverso autori quali Lucio Fontana, con la tela che rappresenta la tradizione e il taglio che è superamento, non è mai solo pittura, se non è materia che si aggiunge, è materia che si toglie e i futuristi e astrattisti Fausto Melotti e Bruno Munari; Renato Guttuso, artista del realismo politico degli anni 50 e 60, Afro, pittore italiano di formazione americana con la sua gestualità alla dripping di Jackson Pollock e Alberto Burri, sperimentatore di materiali eterogenei e del superamento della forma.

Poi ancora Giuseppe Capogrossi, Pietro Consagra, Emilio Vedova, Mimmo Rotella, Enrico Baj, Piero Dorazio, Tancredi, Gastone Novelli, Piero Manzoni, Mario Schifano, Gianfranco Pardi, Enrico Castellani, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Emilio Isgrò.

Su prenotazione si potrà poi visitare il meraviglioso caveau, “museo di raccolta”, forziere d’arte dove è possibile vedere in 300 mq. altre 500 opere su pannelli di rete scorrevoli, un “deposito aperto”.

Curiosità: Perché un “cantiere del Novecento”?
Il “cantiere” ha sempre il carattere dell’attesa e del provvisorio, ma soprattutto incarna il senso della fase di elaborazione, di uno stato di trasformazione che porta a immaginare o a costruire il futuro. Parlare, perciò, di un “cantiere del Novecento” significa in primo luogo partire dalla constatazione che l’arte del Ventesimo secolo, nel suo insieme, sia un importante terreno di esplorazione e dia spazio a una costruzione o ricostruzione della storia della recente modernità che permette ulteriori interventi e letture interpretative. Nasce quindi con questa idea aperta e in evoluzione Cantiere del ‘900.

E così mentre ai piani superiori dell’edificio i banchieri continuano a lavorare, nei saloni del Cantiere si rinnova il mistero della grande Arte.
Insomma la nostra Milano, capitale della moda, del lusso, degli affari, con il suo patrimonio artistico, storico e culturale, è una città tutta da scoprire e i suoi tesori artistici non finiranno mai di sorprenderci.

Valentina Silvano