Arte

Fare del cemento poesia: a Roma Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina

Elisa Monetti
6 Aprile 2019

Alberto Burri, Grande Cretto di Gibellina – foto Aurelio Amendola

Uomo, terra, poesia, storia: questa la grande sintesi dell’opera di Alberto Burri, esposta a Roma in una mostra intitolata “La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina”.

Visitabile fino al 9 giugno l’esposizione, ospitata dal Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, racconta una delle più maestose opere del maestro umbro e da questo parte per un’analisi più approfondita capace di portare alla luce temi ricorrenti della sua produzione.

1968, anno di proteste, di cambiamenti, di rivendicazioni e di diritti; anno in cui nella valle del Belice nella Sicilia occidentale, la terra trema ma non per i passi di centinaia di giovani in protesta. Trema per un terremoto violentissimo che con un terribile susseguirsi di scosse, rade al suolo Gibellina.

Alberto Burri, Grande Cretto di Gibellina – foto Aurelio Amendola

Poco meno di 20 anni dopo il sindaco della Nuova Gibellina commissiona un’opera ad Alberto Burri, prima medico poi artista a quel tempo già di grande fama, un’opera per la città: è idea dell’artista realizzarla sulle macerie della vecchia città.

Ciò che progetta e crea è qualcosa di straordinario: ricalcando parzialmente la vecchia pianta della città Burri stende, come fosse un bianco sudario, una grande colata di cemento candido per coprirne tutti i suoi 90 mila metri quadri. Una veste funebre di struggente poesia che custodirà in eterno la storia degli uomini e della natura che in quel luogo li ha vinti.

Questo capolavoro di storia e poesia diventa, e resta tuttora, la più grande opera di Land Art del mondo.

Alberto Burri, Cretto G2, 1975, Collezione Fondazione Palazzo Albizzini

A rievocarne la dimensione visiva e poetica sono per l’occasione le straordinarie fotografie in bianco nero di Aurelio Amendola, accanto ad esse, a termine dell’itinerario espositivo, viene proiettato il video Petra Noordkamp – prodotto nel 2015 dal Guggenheim Museum di New York, per la retrospettiva The Trauma of Painting.

Il Cretto di Gibellina diventa un incipit straordinario per riesplorare tutta la produzione di Burri, raccontata in mostra da diverse sue opere in cui ritroviamo il suo uso illuminato di materiali quali plastica e cemento e l’abilità nel ritornare sempre al tema della ferita, come punto di morte e rinascita.

Una mostra davvero straordinaria dedicata all’uomo che ha saputo fare del cemento, poesia.

 

La ferita della bellezza. Alberto Burri e il Grande Cretto di Gibellina
23 marzo 2019 – 9 giugno 2019
Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, Viale Fiorello La Guardia, Roma
Orari: dal 23 marzo al 31 maggio 2019 da martedì a venerdì ore 10 – 16, sabato e domenica ore 10 – 19; dal 1 al 9 giugno 2019 da martedì a venerdì ore 13 – 19, sabato e domenica ore 10 – 19.

 



Potrebbe interessarti anche