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Fashion Avatar: una moda più reale che virtuale?

Martina D'Amelio
29 Maggio 2019

Da sinistra, Imma, Shudi e Noonoouri, le nuove fashion influencer

Si chiamano Miquela, Noonoouri, Shudu. E poi l’ultima arrivata, Imma. Hanno volti riconoscibili e milioni di followers su Instagram. E si vestono sempre benissimo. No, non stiamo parlando di comuni influencer alla stregua di Chiara Ferragni e Caroline Daur.

Anzi, loro farebbero bene a guardarsi le spalle da quelle che sono considerate le It Girl del futuro. Fashion avatar creati appositamente per veicolare messaggi di moda reale nel mondo virtuale. Come Miquela Sousa (aka Lil Miquela), 19 enne di Los Angeles. Un milione e mezzo di followers, amante dello streetstyle e dei capi fluo, ma anche della musica e dell’arte. Ha lanciato una linea di abiti e bijoux, e ha già lavorato per Prada, Diesel, Moncler e Chanel. Da quando il 22 aprile 2016 ha pubblicato il primo post su Instagram, la sua fama è aumentata tanto che i suoi followers sono ancora confusi. C’è qualcosa di vero? I suoi autoscatti sembrano quelli di una Millennial normale, che si diletta nel rap e nel modeling. Anche se, certo, non a tutte capita tutti i giorni di dare un bacio saffico a Bella Hadid per lo spot primavera-estate 2019 di Calvin Klein.

Il bacio tra Bella Hadid e Miquela nello spot CK

Privilegi riservati a chi vive tra reale e virtuale. Come Noonoouri. Lei è quella più fashion di tutte. Ha posato come testimonial per la Pre-Fall 2019 di Philosophy di Lorenzo Serafini. Ha come intima amica Maria Grazia Chiuri (e ha partecipato anche alla sfilata di Dior Cruise 2019). Ha 19 anni, 288 mila followers, è alta 1.50 metri e vive a Parigi. Il suo inventore? Joerg Zuber, direttore creativo dell’agenzia di branding e design Opium, che ha descritto Noonoouri come un progetto di “digital haute couture”. Ad annullare la differenza tra realtà e social media reality ci pensa anche l’avatar It Girl Shudi, creata da Cameron-James Wilson: una top model da 154mila followers. Il primo post del suo profilo Instagram risale al 22 aprile 2017, ma il successo per lei arriva nel 2018, quando Balmain la sceglie come volto per la campagna pubblicitaria Pre-Fall 2018.

Noonoouri per la campagna pre-Fall 2019 di Philosophy di Lorenzo Serafini

L’ultima arrivata nella squad di virtual influencer? Imma. Nata il 12 luglio 2018 sui social, arriva dal Giappone e nonostante la sua breve carriera ha già posato per i-D Magazine. I suoi genitori? Fanno parte della ModelingCafe, una società si occupa di modelle virtuali e che ha collaborato a film del calibro di Final Fantasy XV e Shin Godzilla, oltre che alla realizzazione del videogioco The Legend of Zelda: Breath of the Wild.

Cos’hanno in comune queste It-Girl? In primis, corpi dalle bellezze inclusive e a tratti imperfette. Se Miquela ha le lentiggini, l’asiatica Noonoouri ha occhi troppo grandi, mentre Shudi è la prima modella avatar di colore. E Imma ha il caschetto rosa e la ricrescita. Sì, avete letto bene. Nuovi, realistici emblemi di femminilità in cui tutti possono rispecchiarsi. Ma non è finita qui. Perché loro non hanno solo apparenze di normalità. Fanno le cose che facciamo anche noi tutti i giorni: come fare le valigie, andare a lavoro, pulire casa. Partecipano ad associazioni culturali e di beneficenza. Insomma. Sono davvero perfette nella loro “umanizzata” imperfezione.

Imma in versione modella

Ed è questo, in fondo, quello che le rende davvero appetibili per i brand. Più di qualsiasi influencer in carne e ossa, le Avatar It Girl possono veicolare con precisione non solo collezioni, ma anche idee. Senza alcun timore che qualcosa vada storto: che il capo prescelto da indossare non gli entri, che non siano della stessa opinione dei loro mecenati o che il regalino non risulti gradito. L’interazione con i followers, essendo decisa a priori, sarà sempre quella giusta. Personalizzabili persino caratterialmente, a seconda delle richieste: una caratteristica che non può essere garantita da nessuna, seppur paziente, fashion blogger in carne e ossa.

Un’immagine della campagna Moschino x The Sims

Come andrà a finire? Una cosa è certa: il fenomeno è in crescita, così come i fan di queste influencer del futuro. E la moda degli avatar va ben oltre Instagram: basti pensare al successo di speciali capsule collection come Moschino x The Sims, che non solo permette a tutti di vestire i panni firmati in versione pixel, ma rende decisamente più glamour anche i personaggi del celebre videogioco. O l’intelligenza artificiale creata da Yoox con Yooxmirror: la nuova feature che consente ai clienti dell’e-tailer di diventare fashion stylist, abbinando virtualmente gli abiti direttamente dall’app di Yoox utilizzando proprio un avatar. E ancora, la collezione esclusiva di Annakiki e Huawei, Fashion Flair, che ha sfilato in carne e ossa prima di approdare su Luisaviaroma, presentata con una campaign ad hoc che vede protagoniste delle modelle virtuali.

Stiamo assistendo a una prevaricazione della moda virtuale su quella reale? Non proprio. Semmai, a un allineamento: il virtual fashion soddisfa gli interessi dei consumatori, sempre più social, sempre più connessi, sempre più staccati dalla realtà. Perché quel che conta, in fondo, non è quel che indossa Noonoouri, ma solo quello che, grazie ai suoi suggerimenti, finisce nell’armadio di noi comuni, mortali, fashionisti.



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