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Fashion Show Radiography: il debutto di Daniel Lee da Bottega Veneta

Luca Antonio Dondi
25 Febbraio 2019

Ai piedi dell’Arco della Pace di Milano va in scena la sfilata più attesa della Fashion Week meneghina: il debutto di Daniel Lee da Bottega Veneta con la collezione autunno-inverno 2019/2020 stupisce e conquista tutti senza esclusione di colpi. Pronti a scoprire di più sul nuovo corso del brand vicentino?

Daniel Lee. 32enne, britannico, diplomato al Central Saint Martins di Londra, enfant prodige della moda. Basta poco per descrivere il neo direttore creativo che dal 1 luglio scorso ha ufficialmente sostituito Tomas Maier da 17 anni alle redini di Bottega Veneta. Una sfida importante – la più grande fino ad ora probabilmente – per il giovane designer che vanta già un passato come Design Director da Cèline e trascorsi nelle fila di Maison Margiela e Balenciaga. Da Bottega Veneta è stato accolto a braccia aperte e ha subito iniziato a lavorare studiando l’heritage della Maison, la storia e la cultura per iniziare un nuovo capitolo tra modernità e tradizione. Un inizio trionfale a giudicare dagli applausi finali che hanno commosso il designer e i parenti seduti in prima fila, regalandoci un momento di affettuosa umanità che sulle passerelle milanesi mancava da un po’.

L’uscita di Daniel Lee sul finale della sfilata Bottega Veneta autunno-inverno 2019/2020

La collezione. Per qualcuno potrebbe essere stato uno shock, ma a ben vedere il debutto di Daniel Lee in casa Bottega Veneta è a dir poco magistrale. La missione? Far ritornare il brand agli splendori di un tempo, nella lista dei desiderata al pari di altre Maison nell’orbita di Kering (vedi Gucci e Balenciaga). Come? Cambiando l’audience, avvicinando un pubblico più giovane attraverso una collezione fresca, moderna, frizzante. Ma senza entrare nel frivolo e nel banale, bensì studiando e approfondendo nuove frontiere dell’eleganza, dei materiali, delle forme. La pelle, tessuto simbolo della casa di moda, viene alleggerita, imbottita, tagliata e intrecciata per dare forma ad abiti ultralight, gonne matelassé, coat, pantaloni cargo e biker. Lui e lei condividono suit strutturate dai volumi architettonici, knitwear con dettagli cut-out, anorak in pelle. Le maniche si allungano, i cappotti si stringono in vita con catene gold e blouson midi si coprono di micro specchi lucenti. Una reinterpretazione dei canoni classici di Bottega Veneta attraverso gli occhi di un giovane designer attento e appassionato che, da qui in avanti, potrebbe rivelarci tante sorprese.

Gli accessori. Da sempre il cuore pulsante del brand, gli accessori subiscono un twist sotto l’occhio giovane di Daniel Lee. Le linee delle borse si fanno geometriche, pulite, taglienti: l’iconico motivo intrecciato si fa maxi su handbag squadrate e tracolle oppure si sfilaccia per un effetto che da lontano può quasi sembrare furry sul modello classico The Pouch. Piccoli scrigni, borse a forma di tetraedro e clutch si ispirano all’architettura e al design di Gio Ponti, caratterizzate da silhouette d’avanguardia e dettagli sofisticati. Tra kitten heel tipicamente milanesi con morsetto dorato e sandali intrecciati, infine, quello che forse ha stupito di più sono stati i boots massicci con carrarmato e le pump bombate effetto matelassé: hot or not? Lo scopriremo solo tra qualche mese quando inizieremo ad avvistarli sulle pagine delle riviste e negli scatti street style. Le premesse, per ora, sembra ci siano tutte.



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