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Fashion Show Radiography: la mascolinità secondo Gucci

Martina D'Amelio
15 Gennaio 2020

Il finale della sfilata di Gucci FW20/21

Alessandro Michele riporta a Milano Moda Uomo il fashion show di Gucci Men: una sfilata anniversario che è un omaggio a un’infanzia più consapevole. Il messaggio per tutti gli eterni fanciulli? Imparare a (non) rispettare le regole.

La location. La passerella che accoglie la collezione Gucci uomo autunno-inverno 2020/2021 è cosparsa di sabbia. Al centro, oscilla un maxi pendolo di Focault, simbolo di libertà. Sulle note elettroniche di Ostia dei Coil, l’ambientazione ricorda le tragiche circostanze della morte di Pasolini all’Idroscalo. Scrittore avanguardista, gay – assassinato, forse, per questo. Un allestimento dove nulla è lasciato al caso, che fa riflettere prima ancora di vedere i capi comparire in passerella.

La collezione. Sono trascorsi 5 anni dalla nomina a direttore creativo di Gucci di Alessandro Michele, che all’epoca debuttò proprio con la linea maschile. Oggi non c’è spazio per la nostalgia: piuttosto, bisogna “ripassare” quella lotta alla distinzione di genere che lo stilista ha lanciato a gennaio 2015. Qual è il significato della scottante materia della mascolinità? Provano a spiegarlo gli studiati look in passerella. #RaveLikeYouAreFive: si alternano reminiscenze collegiali, dai pantaloni check alle camicie dal maxi colletto; cappottini in velluto da scolaro si indossano col cardigan e i pantaloni a coste, ma anche col maglioncino cropped e i jeans strappati a vita bassissima– oltre che con il soprabito che sembra proprio un grembiule delle elementari e la maxi collana di cristalli.

Ai piedi dei modelli – donne e uomini, anche se la collezione è solo “maschile”– i mocassini e i cari vecchi sandali con gli occhi. No, la mascolinità non ha nulla a che fare con il maschilismo, anzi. Il vero uomo è chi va oltre le lezioni imposte dagli stereotipi, di genere e non: d’altronde, il claim della linea suona come un manifesto.

Key Pieces. In primis, la nuova-vecchia 1955 Horsebit, la tracolla Gucci che si prepara a essere rilanciata ovunque. Le fanno compagnia nel reparto accessori la maxi valigia anni Sessanta in GG con la programmatica scritta “Fake” e la box bag metallica ispirata alle scatole di biscotti in latta. C’è da giurare che vedremo presto addosso ai fashionisti i calzini e i guanti in lana crochet, abbinati ai bermuda, alle t-shirt con maxi lettering (come “impotent”) e alla puffer jacket a stampa liberty.

Achille Lauro, Leonardo Fioravanti, Zen e Miyavi nel front row

Front row. Nonostante la sfilata nell’ultimo giorno di fashion week, Alessandro Michele fa il pieno di applausi blasonati. Da Jared Leto a Mark Ronson, da Arthur Jafa da Tyler, The Creator a Susie Lau, da Achille Lauro a Massimo Bottura. Uomini diversi, che (di)mostrano quanto davvero sia labile la definizione di mascolinità.