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Fashion Show Radiography: la sfilata Cyborg di Gucci

Luca Antonio Dondi
22 febbraio 2018

Il look di apertura della sfilata Gucci autunno-inverno 2018/2019

3, 2, 1… termina – letteralmente – il countdown e scatta il timer più cool della Milano Fashion Week che sorprende subito, come da tradizione, con il défilé di Gucci. Per la collezione autunno/inverno 2018/2019, Alessandro Michele porta in passerella un esercito di Cyborg che, tra animali feticcio, passamontagna e mix di culture, lascia tutti a bocca aperta: pronti a conoscere tutto quello che c’è da sapere sull’ultimo successo targato Gucci?

L’invito. Una scatola arancione con un un conto alla rovescia che segnala il tempo mancante all’inizio dello show è l’ultima geniale trovata del team Gucci proposta come invito alla sfilata. Sulla busta trasparente contente l’oggetto come fosse la prova di una scena del crimine, un avviso stampato a chiare lettere: “Parental Advisory, Explicit Content”. Il primo indizio di una collezione ad alto contenuto creativo.

L’invito-timer alla sfilata Gucci autunno-inverno 2018/2019

L’allestimento. Il Gucci Hub di via Mecenate è magicamente trasformato in una sala operatoria in cui lettini clinici e strumenti chirurgici si trasformano in oggetti di scena. Lo spazio pulito e asettico in pieno stile ospedaliero è il set in cui va in scena l’operazione di Alessandro Michele in veste di chirurgo pronto a opere di trasfusione e trapianti di stile.

L’allestimento nel Gucci Hub per la sfilata Gucci autunno-inverno 2018/2019

La collezione. I pazienti? Molteplici tipologie di individui che percorrono la sala in stato quasi catalitico, mostrando la loro più autentica identità. Michele li definisce Cyborg, ovvero personalità ibride, libere da ogni dogma e imposizione, personaggi in divenire, figure di varia natura e cultura, mescolanze. Individui in abito tradizionale con copricapo quasi folcloristico o persone in giacca e pantaloni; cocktail dress o abbinamenti bizzarri; pizzo e velluto o cerata e pelle. C’è il turbante indiano, il pigiama chinoiserie, il capospalla peruviano, il completo sartoriale italiano, il fazzoletto annodato alla moscovita, il Principe di Galles, il velo musulmano e il beanie newyorkese. Dopo l’operazione chirurgica, c’è chi si copre il volto con passamontagna in maglia o foulard di seta, chi vaga con animali fantastici – tra cui un cucciolo di drago – o con il calco della propria testa, chi si copre con coperte preziose o chi si scopre tra shorts e trasparenze. L’individualità si misura con la libertà di espressione.

Key pieces. Bluse in organza, borse a secchiello, suitcase, mocassini, cappe e cappotti segnano l’ininterrotto successo del logo a doppia G, rispolverato e reinterpretato in maniera sempre più contemporanea e accattivante. Poi, il nome del brand viene ripreso con il lettering dei videogiochi Sega nelle chunky sneakers con cristalli accanto a loghi celebri come il cinematografico Paramount o lo sportivo Los Angeles Major League Baseball su capi e accessori. Tra la stravaganza di una pagoda usata come copricapo e il luccichio di collane e pendenti che scivolano sul corpo trova spazio, infine, anche la pacata ed effimera leggerezza di una cappa di tulle a preservare e proteggere il risultato ottenuto a seguito dell’operazione creativa del chirurgo Michele.


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