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Fashion System vs Realtà

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11 ottobre 2012

Esiste il fashion system ed esiste anche una cosa chiamata “mondo reale”.
Quest’ultimo è fatto di lavoro, studio, università, figli da scarrozzare tra scuole e palestre, corse per treni da prendere e passi svelti con borse pesanti al seguito. E tutta una serie infinita di cose che sono sicura conoscerete già.
Sia che si viva a Bari, sia che si viva a Milano, ognuno di noi sa che le giornate da affrontare non sono fatte di passeggiate in bicicletta per vie perfettamente asfaltate con tacco 12, fondotinta a lunga tenuta sul viso, matita non sbavata e nessuna traccia di sudore sulla camicia.
La realtà è un’altra ed esattamente per questo motivo bisogna ridimensionare il proprio look per far fonte alle mille cose da fare, non sempre tutte piacevoli.
Le riviste di moda presentano servizi fotografici che ritraggono modelle in cucina con tacchi e tailleur, alla Charlotte York, tanto per intenderci. Fanciulle in campagna stese sul plaid di Hermes, mamme al supermercato con addosso l’ultima collezione di gioielli di Bulgari. Senza parlare di quando ritraggono le amiche a passeggio, tutte appena uscite dall’ultimo catalogo di Chanel.
Bisogna distinguere tra reale e irreale, tra possibile e impossibile, tra quotidianità e utopia. Quando ragazze come noi vanno in facoltà, i vezzi da concedersi non sono molti. Bisogna adeguare il proprio abbigliamento alla situazione nella quale ci si trova ad operare e, nel caso in cui questo non avvenga, si incorre nel RIDICOLO.
Il pericolo di risultare ridicoli è direttamente proporzionale alla capacità del singolo di ignorare completamente le regole che la società ci impone – talvolta tacitamente – per dare vita ad azioni e comportamenti che si realizzano all’insegna della diversità.
Il ridicolo è l’infrazione della norma.
Pensateci.
Siete in un’aula universitaria e vedete entrare una ragazza vestita alla Anna Dello Russo, con tanto di Puglisi e ciliege in testa. Cosa si fa in quel caso? Si ride. E perché si ride? Non solo perché la si considera inappropriata ma anche perché ci si considera superiori a lei. Nella mente di ognuno di noi scattano dei meccanismi che ci fanno immediatamente realizzare che mai e poi mai nella vita ci si sarebbe conciati a quel modo per andare a seguire una lezione di letteratura francese. La situazione è sconveniente ed inaspettata: entrambi gli elementi, messi insieme, fanno sì che la scena diventi ridicola.
Se probabilmente la stessa situazione fosse stata ritratta in un servizio di Vogue, la nostra reazione sarebbe stata diversa.
Tutto questo, per dirvi cosa?
Per dirvi che le differenze talvolta sono necessarie, per dirvi che io appartengo fieramente alla schiera di coloro che amano la moda ma non la venerano. Venerarla significherebbe sacrificare il proprio buon senso in virtù d’essa. Io mi limito a considerarla un mezzo, un mezzo che mi possa talvolta far sognare. Un mezzo al quale mai sacrificherei il mio buon gusto.

 

St.efania