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Floragaten 13: il nuovo headquarter in stile brutalista firmato Acne Studios

Beatrice Trinci
24 Novembre 2019

Non più un maestoso edificio dove prendere decisioni strategiche. Quella che in piena guerra fredda è stata l’ambasciata cecoslovacca, progettata nel 1972 dall’architetto Jan Bočan in pieno stile brutalista, oggi accoglie il nuovo headquarter di Acne Studios, al civico 13 di Floragaten, in centro a Stoccolma.

Rispettando i suoi spazi originari, la struttura si sviluppa su 10 piani, rinnovati in toto rispettando l’estetica modernista est-europea del periodo, cui è stato aggiunto un twist più dinamico, brioso e accogliente – in linea con il significato dell’acronimo ACNE, ossia “Ambition to Create Novel Expressions”. Nello specifico, gli ambienti dedicati al design e alla produzione occupano i quattro livelli intermedi dell’HQ, mentre l’ingresso celebra il lavoro del team di Acne Studios, attraverso le loro creazioni esposte come fossero installazioni artistiche. Non solo: ogni dettaglio, dalla libreria alla mensa, dall’ufficio dello stilista alla sala riunioni, è stato progettato per favorire la convivialità e il rapporto tra i vari componenti dell’azienda.

“Quando abbiamo iniziato a cercare un nuovo palazzo, ho disegnato il modo in cui funziona il fashion design – ha raccontato Jonny Johansson, creative director della griffe – Ho voluto che le arterie della moda scorressero, con un palazzo che cattura un costante avanzamento, un luogo dedicato alla sperimentazione”.  È proprio il bisogno di evolvere e cambiare, d’altronde, che guida il celebre marchio svedese fin dalla sua fondazione. E che ora si tramuta in un continuo scambio tra discipline diverse, come la moda e l’architettura.

La struttura si caratterizza per il suo design tipicamente scandinavo, con arredi essenziali e minimal, cui si aggiungono tocchi di colore inediti, pezzi unici e opere d’arte realizzate da artisti cari alla casa di moda. Tra loro Max Lamb, che ha realizzato i tappeti, le sedute in pietra per l’ingresso, un tavolo metallico per la libreria e uno rotondo, omaggio al popolo vichingo, per la meeting room; Daniel Silver, invece, ha creato una vasta serie di murales astratti dedicati ad ogni singolo spazio, mentre Benoit Lalloz è il responsabile delle installazioni luminose che inondano di luce l’intero edificio.

 

 

 



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