Auto

Focus on: quattro ruote sterzanti

Matteo Giovanni Monti
3 luglio 2018

Sono passati ormai un paio d’anni – o qualcosa in più – dall’entrata in scena delle quattro ruote sterzanti nel mondo delle automobili. Inizialmente questa tecnologia è stata abbastanza snobbata o considerata non del tutto utile alla guida, sono sorte molte domande e dubbi del tipo: “Ma servirà davvero a qualcosa?”. Considerata e ridotta ad un’ultima trovata tecnologica da aggiungere fra gli optional di un’auto, pochi sono stati gli approfondimenti dedicati. Nonostante tutto però la vediamo impiegata da grandi nomi del panorama automobilistico come Lamborghini con il SUV Urus, BMW, Porsche, Ferrari e presto molti altri.

Storicamente le quattro ruote sterzanti furono introdotte negli anni Ottanta: c’erano sistemi essenzialmente meccanici che accoppiavano le ruote posteriori alle ruote anteriori con angoli fissi, al fine di compensare le imperfezioni del veicolo come il sottosterzo. Successivamente, sul finire degli anni Novanta, le innovative giapponesi Honda, Toyota e Nissan, con l’avvento dei vari sistemi di controllo elettronico della stabilità sostituirono tali “rudi” sistemi meccanici con più “fini” sistemi elettronici, portando notevoli vantaggi.

Ad oggi vengono utilizzati diversi sistemi per i telai a quattro ruote sterzanti, o con lo sterzo attivo sulle ruote posteriori. BMW l’ha battezzato IAS (Integral Active Steering); Saab, nel 2002, ha lanciato il Reso System sulla sua berlina 9-3; dal 2006, sulle Infiniti M c’è il RAS (Rear Active Steering) che agisce sulle ruote posteriori modificando la geometria delle sospensioni e quindi sterzando automaticamente in fase o in controfase rispetto a quelle anteriori. Quello che infine è balzato più recentemente agli onori della cronaca è stato il “4Control” dalla francese Renault sulla Megane GT.

Ma come funzionano tutti questi sistemi? Modificando l’orientamento delle ruote posteriori si ottiene un notevole incremento di agilità e stabilità dell’auto e un livello superiore di guida e controllo del veicolo. In funzione della sterzata imposta dal volante e dalla velocità dell’auto le ruote posteriori, grazie ad un sostanzioso comparto di sensori ed elettronica, decidono di allinearsi con quelle anteriori o viceversa. Ma quando esattamente sono tutte orientate nella stessa direzione e quando no? Per rispondere a questa domanda è necessario introdurre il concetto di passo di un’auto.

Con passo o interasse si intende la distanza misurata dal centro ruota anteriore al centro ruota posteriore; molto spesso questo termine è usato in ambito motociclistico, in quanto molto influente sull’agilità della moto, ma analogamente ha una certa influenza anche nelle automobili. Se prendiamo ad esempio auto sportive ad alte prestazioni, come i prototipi impiegati nella 24H di Le Mans, è facile notare quanto sia lungo il loro passo. La ragione principale è determinata dall’esigenza di avere grande stabilità alle alte velocità, nonché molta trazione nelle curve ad ampio raggio. Viceversa, se ad esempio analizziamo il caso opposto, con le auto da Rally impegnate nel WRC (World Rally Championship), queste sono molto più compatte e caratterizzate da un passo più corto; il che permette una maggiore agilità e manovrabilità in tornanti, salite e curve a gomito a velocità inferiori.

La variazione del passo/interasse è alla base quindi dell’invenzione del sistema a quattro ruote sterzanti. Grazie a questo sistema, sostanzialmente l’auto è in grado di cambiare la sua tenuta di strada variando il proprio interasse in base alla velocità con cui può trovarsi ad affrontare un tipo di curva stretta o larga. Renault ha stabilito che per velocità superiori a 60 km/h tutte e quattro le ruote sono orientate nello stesso verso con un “aumento virtuale” del passo e quindi una maggiore stabilità ed aderenza; al contrario per velocità inferiori a 60 km/h le ruote sono in controfase, dunque il passo dell’auto si riduce e si ottiene maggiore agilità.

Infine, bisogna sottolineare che questa variazione non è praticamente visibile dall’esterno, poiché corrisponde a circa ±2,7 gradi, tuttavia sono più che sufficienti per cambiare radicalmente il comportamento dell’auto rendendola pronta ad ogni sfida.


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