Leggere insieme

Fu stella

Marina Petruzio
27 Gennaio 2019

“Fu stella” è un gioco di parole oltre che il titolo dell’ultimo libro di Matteo Corradini illustrato da Vittoria Facchini e pubblicato da Lapis Edizioni. Un gioco di parole che indica da una parte una fustella a forma di stella a sei punte che attraversa tutto il libro trapassandolo come un proiettile. Buco, ferita, lacerazione. E dall’altra una piccola stella, gialla, luminosa che prima di svanire nell’alba desidera raccontare alcune storie, certo non tutte, quelle che conosce, che ha visto e che poi, in quei terribili dieci anni, erano pressoché le storie di tutti. E lo racconta in rima. Una rima che a volte salta, manca, come quelle persone donne, uomini, bambine e bambini a cui hanno fatto una doccia e poi…non erano più qua.

Un destino infame anche per una stella: storpiata nella forma, a sei punte invece di cinque, non più in cielo per essere ammirata ma cucita a cappotti e maglioni per evidenziare con quel giallo che è dei traditori, che sa di bile quando è sulla terra, che per questo non piace e repelle. Non più di quel giallo pastoso che è delle matite dei bambini, quel segno in alto nel foglio a illuminare disegni che sono sogni. Così, come fosse a capo chino, ammette quella stella storpiata di essere stato l’oggetto, la prima ferita di quegli uomini, donne, bambini e bambine, di quei vecchi i cui visi assumono quell’espressione di chi non capisce che cosa succeda, che pure alcuni di essere ebrei neppure sapevano, ancora.

Parole e immagini si fondono, si rincorrono, insieme raccontano la stessa storia. Un cielo grigio sotto il testo, a sinistra nelle prime pagine, cambia colore diventando di un blu cupo graffiato di nero. E poi ancora giallo e dopo sicuramente nero, cupo ad offuscare le stelle. A destra la storia per immagini segue il racconto della stella.

In pagine completamente illustrate di puro colore e di immagini che restano vivaci, a un tratto il libro cambia passo e dieci persone vengono presentate, una per anno, tanto durò la furia omicida e ossessiva, dieci anni. Dieci persone che fanno un villaggio, quel che incontra quotidianamente un bambino o una bambina andando a scuola, recandosi in libreria, sbrigando faccende con i grandi, facendo parte di una comunità. Un mondo.

Così il bambino, il rabbino, la professoressa, il libraio, il povero, il vecchio, l’inconsapevole, il matto, la violinista, la bambina raccontano la loro storia fatta di un prima e di un dopo e di una domanda sottesa, impressa sui visi a cui manca la forza per essere pronunciata. Quel perché che Matteo Corradini non scrive mai e che Vittoria Facchini illustra come un’ombra, una nuvola o forse in una stella. Una doppia pagina racconta il prima dove la fu-stella è mera decorazione, mentre nel dopo è distintivo, ferita, lacerazione in un gioco di immagini dove la centratura, la posizione è parte dell’illustrazione, idea e difficoltà tecnica. Che questa è una storia difficile chiusa in un libro bello ma la devi guardare, affrontare in quei colori, gettarti in quel buco che è un colpo alle spalle.

Trovare il segno, lo dice la stessa illustratrice, trovare un segno che potesse non essere stereotipato, che raccontasse dal vero e non come un ricordo lontano, che il mondo oggi va ben guardato e un libro illustrato aiuta a scoprirlo. Non un segno proprio, ma un segno che potesse documentare. Far guardare, vedere. È così che una ricerca iconografica che non fa sconti alla durezza di quei dieci anni entra in un libro che non è solo per bambini ma di una moltitudine di visi di bambini parla e, come a volte fanno i bambini, Vittoria Facchini su quelle foto colora, lascia il suo segno. Volutamente lascia una traccia stare nella traccia di qualcosa che non avevo inventato io ma che c’era, era accaduto, e che io semplicemente rintracciavo per capire. Non ho capito ma su quella traccia ho lasciato la mia.

Così i visi parlano, le espressioni sono vere, torni e ritorni sul povero, sulla sua testa piegata, su quell’espressione alla quale non puoi rubare più niente che già povero era nato. O su quel bimbo inconsapevole che da bimbo forse neppure sapeva e al suo quotidiano è stato strappato. È la forza che ti fa tornare da capo per rileggerlo, per riguardarlo, per scovarci visi noti. La bellezza di quei visi si accompagna a piccoli segni, manine appena accennate, piedi vestiti di scarpette ancora verniciate, che sono i segni propri di Vittoria, quel segno puro che ti ricorda che è una storia quella che stai leggendo e frugando con gli occhi in un continuo alternarsi di realtà e segni innocenti.

Per non dimenticare, si dice e lo si dice tutti gli anni nel Giorno della Memoria: Matteo Corradini e Vittoria Facchini è come se ci consigliassero di guardare, di guardare bene, di prestare attenzione al mondo attorno.

La sola speranza di tutta la storia è perdere il conto ma non la memoria.

 

 

Fu stella
testo di Matteo Corradini e illustrazioni di Vittoria Facchini
edito Lapis Edizioni
euro 14,50
età di lettura dai 6 anni

 

 



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