Fuori cornice

Fuori cornice #08: Apichatpong Weerasethakul, il cinema come medicina

Cristina Romanenghi
12 marzo 2013

Per la prima volta in Italia, all’Hangar Bicocca di Milano, il più importante progetto espositivo di una delle personalità più interessanti del panorama internazionale – sia in ambito cinematografico che nel campo delle arti visive –, Apichatpong Weerasethakul.
L’artista e regista thailandese, nato a Bangkok nel 1970, vincitore del Premio della Giuria a Cannes nel 2004 e della Palma d’Oro dello stesso Festival del Cinema nel 2010, è stato protagonista anche dell’ultima edizione di “Documenta”,  una delle principali manifestazioni internazionali d’arte contemporanea.
“Primitive” – questo il titolo del progetto curato da Andrea Lissoni – è un’installazione appositamente concepita per lo spazio milanese, in cui coesistono differenti modalità di visione: un videoclip, una grande installazione video, altri due brevi cortometraggi e il libro d’artista “Cujo”, il tutto immerso in un buio quasi totale.

L’opera nasce dalle ricerche compiute da Weerasethakul nel nord della Thailandia per il film “Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti” (2010). Il regista ha dichiarato che il soggetto del lungometraggio è rimasto a lungo indefinito, sino all’incontro con un monaco. Sarebbe stato quest’ultimo a donargli un libro che narra le vicende di un uomo che sostiene di ricordare le sue vite passate. Il racconto avrebbe affascinato a tal punto l’artista da farne il soggetto principale della pellicola.
Sulle tracce di Boonmee, Apichatpong s’imbatte in Nabua, un villaggio rurale che dagli anni ’60, per venti anni, è stato teatro di una dura repressione da parte dell’esercito thailandese.

Nel 1965 una ribellione degli agricoltori dà luogo a una cruenta battaglia cui seguono anni di feroci violenze. Tutti gli uomini fuggono nella giungla e il villaggio rimane abitato solo da donne e bambini. Proprio questi bambini, figli e nipoti dei ribelli di un tempo, sono gli adolescenti protagonisti di “Primitive”, ripresi nella vita quotidiana e nel progetto di costruire un’astronave che diventa strumento simbolico per immaginare un futuro diverso, una via di fuga dalla realtà, ma anche un luogo di incontro.

E’ chiaro quindi come la chiave fondamentale per comprendere l’opera di Weerasethakul sia la memoria, costituita da molteplici frammenti, mai lineare, talvolta mescolata ai sogni.
Memoria individuale, memoria collettiva e memoria dell’artista si fondono dando luogo ad un racconto apparentemente senza inizio né fine, espressione di voci diverse e differenti punti di vista.
L’idea del cinema che Weerasethakul propone affonda le sue radici nei primordi della storia dell’uomo, nello stupore che suscita oggi, come migliaia di anni fa, il contrasto tra il buio che ci avvolge e la magia delle luci e delle immagini, tanto da fargli affermare che “il cinema è come una medicina. Tutti noi abbiamo bisogno di immagini in movimento. Abbiamo bisogno di stare al buio, di dimenticarci di noi stessi – una consuetudine che ci è familiare fin dai tempi in cui l’uomo viveva nelle caverne”.


Il consiglio: per tutti coloro che amano il cinema, nella notte tra il 22 e il 23 marzo, l’Hangar Bicocca propone “Mysterious Objects”, una proiezione non-stop di tutta la produzione del grande regista.

Apichatpong Weerasethakul
PRIMITIVE
8 marzo – 28 aprile 2013
Fondazione Hangar Bicocca
Via Chiese 2, Milano
giovedì – domenica 11-23
ingresso libero