Fotografia

Games Anatomy: gli atleti paraolimpici si raccontano

Jennifer Courson Guerra
16 settembre 2016
In copertina, Beatrice Vio, che ha recentemente vinto l’oro individuale nel fioretto.

In copertina, Beatrice Vio, che ha recentemente vinto l’oro individuale nel fioretto.

Non tutti i supereroi indossano il mantello: alcuni, nonostante le difficoltà che la sorte gli ha messo davanti, combattono per portare in alto l’orgoglio italiano: sono gli atleti paraolimpici, che dal 7 al 18 settembre si raccontano sui social con Games Anatomy.

Le emozioni intense della competizione e della vittoria, ma anche della sconfitta e del sacrificio: Martina Caironi, Assunta Legnante, Sara Morganti, Federico  Morlacchi, Veronica  Yoko Plebani, Francesca Porcellato, Arjola Dedaj, Eleonora Sarti, Arjola Trimi, Beatrice Bebe Vio sono i campioni e le campionesse che a Rio stanno dando il tutto e per tutto per la Nazione e che regalano ogni giorno un pezzo della loro storia con interviste settimanali e contenuti quotidiani.

  • Francesca Porcellato, ciclismo

  • Sara Morganti, equitazione

  • Arjola Dedaj, velocità

  • Arjola Trimi, nuoto

  • Assunta Legnante, lancio del peso

  • Federico Morlacchi, nuoto

Il progetto, a cura delle fondatrici dell’azienda digital Socialmediaholic Sabina Montevergine e Manuela Cervetti, è corredato da un progetto fotografico curato da Alberto Dedè e Bruno Pulci. “www.gamesanatomy.it è un  ambiente fluido, dove si privilegia  appunto il contenuto, la storia, la foto, il racconto. Niente fronzoli, niente titoli acchiappa click,  niente pietismo – ci teniamo a dirlo: Games Anatomy parla di sport, coraggio, vittorie, sconfitte ed emozioni, perché con lo sport ci si emoziona  tanto, e in  questo caso ancor di più. Con questo progetto ci auguriamo di aggiungere un piccolo tassello nel modo in cui i media raccontano questi atleti, affinché venga riconosciuto valore ai loro sforzi”, dichiarano le fondatrici.

Anche i fotografi hanno scelto questo approccio per parlare degli atleti: hanno posto l’accento sull’aspetto sportivo piuttosto che sulla disabilità, senza però cercare di nasconderla. Gli scatti esprimono tutta la grazia e l’eleganza del corpo, assieme alla determinatezza e all’intimità che solo la preparazione atletica può dare.


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