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Giacomo a Milano: l’aperitivo con vista (Duomo) alla Terrazza dell’Arengario

Giorgia Giuliano
10 Luglio 2019

Alla frazione toscana di Collodi associamo subito l’autore di Pinocchio, ma il naso certo non si allunga se diciamo che qui ci è nato anche Giacomoche è forse un po’ il secondo nome, quello gastronomico, di Milano.

Non è difficile dire “wow”. Piuttosto è difficile dirlo una volta sola quando si ha a che fare con un imperatore della ristorazione che in città si trova in più posti (e in più gusti) contemporaneamente: il ristorante, la rosticceria, il bistrot, la tabaccheria, il caffè letterario, la pasticceria e poi il Ristorante Giacomo Arengario, quello che apparecchia tavola non tanto con tovaglie, posate e stoviglie ma con la vista – una delle più iconiche di Milano: il Duomo, le guglie e l’intera piazza.

La qualità della sua (immensa) offerta gastronomica è innanzitutto versatile e col passare degli anni continua a restare alta tant’è che a pranzo o a cena si potrebbe stare addirittura bendati: è un’esperienza certa, sicura, che trasmette fiducia anche a chi da Giacomo ci fa capolino per la prima volta. Con l’arrivo dell’estate, anche il Ristorante collocato all’interno del Museo del Novecento vuole respirare: anziché aprire i polmoni, apre ai suoi ospiti la bellissima terrazza per gustare un aperitivo guardando Milano dall’alto. Vertigini culinarie piacevolissime e che vanno raccontate soprattutto perché la possibilità è quella di poter gustare i prodotti a filiera corta che Giacomo seleziona in tutta Italia: nessun messaggio in bottiglia ma una serie di vasetti che lui stesso invia ai produttori locali che ricerca e che scopre. Gli stessi vasetti tornano a Milano ricolmi di conserve, miele, verdure sott’olio, peschiole e passata fresca di pomodoro, e l’etichetta mostra fiera il nome del grande Bulleri. A Milano Giacomo rappresenta un’opportunità per il cibo in generale e per il cibo buono in particolare. È la culla sicura dell’appetito, è la vista mozzafiato e la cucina che resta classica ma d’impronta. Il Ristorante all’Arengario è allora il prolungamento più azzeccato per il Museo del Novecento e chi ci è già stato lo sa bene che la vista dalla terrazza forse va anche oltre la stessa arte.



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